Venerdì, 16 Novembre 2018
L'ANALISI

Caro benzina in Sicilia, ma la politica perché non fa queste lotte?

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Di tutto si parla tranne che di prezzi. Perché i siciliani sono costretti a pagare di più la benzina, il gasolio ed il metano? La domanda non è leziosa; nei Paesi avanzati nulla funziona senza energia, e quindi appesantire le famiglie e le imprese siciliane con prezzi più alti, impone di fatto un pesante handicap alla società isolana. Questo Giornale ha denunciato che senza l'oligopolio dei grandi marchi petroliferi e senza l'insipienza della Regione Siciliana, potremmo avere prezzi più bassi e consistenti risparmi. Ma cavalcare una polemica populista sulle trivellazioni sembra fare più audience.

Il danno dei prezzi più alti diventa addirittura paradosso quando si consideri che la Sicilia è tra i più grandi produttori italiani di energia. Lo è direttamente, perché nel nostro territorio si raffinano i quattro decimi di tutti i carburanti consumati in Italia. Lo è ancora quando si consideri che la Sicilia produce più elettricità di quanto ne consuma e cede il resto al Continente. Lo è infine, indirettamente, perché attraverso il territorio siciliano transita un metanodotto con una portata pari quasi alla metà del metano consumato in Italia. E tutto questo per tacere che lo Stato incassa circa otto miliardi di euro all'anno attraverso le imposte sulla produzione petrolifera nell'Isola.

Quello dei maggiori costi energetici non è un problema secondario. Tutt'altro. Eppure non si è mai vista una chiara presa di posizione politica per mettere sul tappeto il tema dei costi dell'energia. In Sicilia si estrae petrolio e metano da 60 anni. Come ha ricordato il vice presidente della Regione durante il dibattito in Aula sulle trivellazioni, non ci sono mai stati incidenti. Piuttosto che disseminare angosce ed ansie tra la gente comune, ci si poteva aspettare un approccio più razionale che mettesse sul tavolo i rischi, le opportunità, i costi visibili, i mancati benefici... Ma tranne una battaglia di annunci senza seguito nella scorsa legislatura, il tema dei prezzi rimane rigorosamente estraneo all'agenda politica siciliana.

L'Italia ha bisogno di petrolio e gas; fare finta che non sia così è un bluff scoperto. Ieri persino il segretario FIOM, Landini, si è dichiarato favorevole all'estrazione del petrolio in sicurezza. Ma l'idea di molti sembra sempre la stessa. È vero, senza petrolio non potremmo vivere, ma il petrolio si deve comunque estrarre altrove. Un approccio fariseo ed anche un po' ipocrita.

Il tavolo di confronto tra Sicilia e Stato, istituito dalla legge «sblocca Italia», potrebbe rappresentare una grande occasione. Magari portando alla verifica comune la sicurezza ambientale insieme ad un sistema di prezzi che tenga conto dello straordinario contributo che la Sicilia assicura al resto del Paese in materia energetica. Male che vada potremmo accontentarci di pagare la benzina quanto gli altri italiani. Almeno questo.

© Riproduzione riservata

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