Lunedì, 24 Settembre 2018
IL CASO

Trivelle nel Canale di Sicilia, primo sì
Pubblicato il decreto del ministero

Il ministero: "Nella zona dei giacimenti l'attività estrattiva verrà svolta esclusivamente attraverso impianti sottomarini". Protestano le associazioni

ROMA. Primo via libera alle trivelle nel Canale di Sicilia. È stato pubblicato il decreto del ministero dello Sviluppo economico con cui viene data la prima concessione di coltivazione di idrocarburi - relativa al progetto 'Offshore Ibleo' di Eni e Edison - al largo della costa delle province di Caltanisetta, Agrigento e Ragusa per un'area di oltre 145 chilometri quadrati e per una durata di 20 anni. Lo sviluppo dei giacimenti di gas denominati 'Argo' e 'Cassiopea' - si apprende da fonti del Mise - rientra negli accordi su Gela.

Greenpeace fa presente che il progetto "prevede ben otto pozzi, di cui due 'esplorativi', una piattaforma e vari gasdotti, i cui lavori dovrebbero iniziare entro un anno". L'associazione arcobaleno aveva fatto ricorso al Tar del Lazio meno di due mesi fa sul "parere positivo dato dal ministero dell'Ambiente". Insieme a Greenpeace nel ricorso c'erano 5 amministrazioni comunali, l'Anci Sicilia, altre associazioni ambientaliste, della pesca e del turismo. Inoltre c'era stata una protesta degli "attivisti" che erano rimasti "sulla piattaforma Prezioso, al largo di Licata".

"Questa autorizzazione è un chiaro segnale che il ministero dello Sviluppo non intende prendere in alcuna considerazione la volontà del territorio, ma solo favorire gli interessi delle grandi compagnie petrolifere - afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace - faremo ricorso anche contro questo nuovo provvedimento. È necessario che il territorio si mobiliti". Per Monti si tratta di un "chiaro segnale della strategia che ha in mente il governo", e anche alla luce dello Sblocca Italia "si stanno moltiplicando le richieste di ricerca e estrazione nel Canale di Sicilia, e in altri mari italiani". Ma "la Sicilia non è disposta a subire".

Al riguardo fonti del Mise precisano che "il progetto in esame rientra negli accordi sulla raffineria di Gela siglati a inizio mese che hanno consentito la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e il consolidamento dell'area industriale". Infine viene spiegato che "nella zona dei giacimenti l'attività estrattiva verrà svolta esclusivamente attraverso impianti sottomarini".

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