Giovedì, 15 Novembre 2018
REGIONE

Formazione, lavoratori in bilico: 400 euro in meno al mese per scongiurare i licenziamenti

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In bilico 4mila lavoratori. Trattativa in alto mare sugli esuberi. Per un intoppo non si possono siglare i contratti di solidarietà e sulla cassa integrazione c’è lo stop di Roma

PALERMO. Per poter accettare almeno una parte delle richieste di cassa integrazione servirà ancora una trattativa col ministero e con l’Inps, mentre non potranno essere siglati i contratti di solidarietà. L’incontro fra governo e sindacati della formazione professionale non ha risolto i problemi. Anzi, ha acuito la tensione visto che ora ci sono 4 mila lavoratori in bilico su 8 mila.

I contratti di solidarietà

Proprio in vista dei problemi nell’ottenere la cassa integrazione, gli enti gestori dei corsi avevano optato per i contratti di solidarietà. I lavoratori hanno accettato decurtazioni da quasi 400 euro lordi al mese per evitare licenziamenti. Gli esuberi nascono dalla riduzione dei finanziamenti regionali. In questa prima fase, fra enti storici e cattolici, erano pronti circa 1.500 contratti di solidarietà: accordi già firmati dai sindacati. Ieri però l’assessore al Lavoro, Bruno Caruso, e la dirigente Anna Rosa Corsello hanno comunicato a Cgil, Cisl e Uil che sono emerse difficoltà nella ratifica di questi accordi: «Gli ispettori inviati dall’assessorato negli enti - spiegano Giusto Scozzaro e Monica Genovese della Cgil - chiedono le buste paga quietanzate, che i lavoratori non possono in questo momento avere. Un intoppo che sta bloccando l’iter dei contratti». Il problema è che quest’anno i finanziamenti regionali agli enti sono arrivati a singhiozzo e dunque anche le retribuzioni e i versamenti retributivi non sono stati regolari: impossibile quindi allegare agli accordi sindacali le documentazioni sulle retribuzioni, emergerebbero situazioni di formale irregolarità (malgrado siano evidente causa di ritardi della Regione). Dunque - aggiunge Giuseppe Raimondi della Uil - i contratti di solidarietà tornano in discussione e riaffiora la minaccia di licenziare gli esuberi. Ma Caruso precisa che «la Regione farà la sua parte per certificare la regolarità degli enti che stanno pensando ai contratti di solidarietà».

Gli ammortizzatori sociali

Ancora più intricata la situazione sulla cassa integrazione, attesa da circa 2.500 formatori. Una norma nazionale impedisce che da agosto in poi venga erogata ai lavoratori degli enti di formazione in quanto non assimilabile a imprese. Ma Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto che venga almeno sbloccata quella chiesta prima del 31 luglio: in questo modo si pagherebbero, per esempio, sei mesi di ammortizzatori agli 800 lavoratori dello Ial e probabilmente anche a quelli del Cefop. E si potrebbe erogare qualcosa anche ai 1.800 lavoratori degli ex sportelli multifunzionali. Per questo motivo la Uil ha chiesto che il governo si impegni nel dare priorità proprio agli sportellisti e ai lavoratori di enti espulsi irrimediabilmente dal sistema: è il caso di colossi come Ial, Enfap, Ecap. Per tutti gli altri e per le richieste maturate da agosto in poi - il cui fabbisogno è 70 milioni - bisognerà attendere che il governo sblocchi risorse regionali da destinare agli ammortizzatori sociali. Caruso allarga le braccia: «Fondi regionali non ne abbiamo molti. Proveremo ad affrontare il tema col governo nazionale. Non sarà facile ma possiamo provare. Anche perchè bisogna disinnescare questa mina che può far esplodere il sistema».

Sindacati in agitazione

I sindacati però sono scettici e preoccupati. Per la Cgil «l’incontro col governo è stato molto deludente». La Cisl, con Giovanni Migliore, chiede «azioni di riqualificazione e reinserimento, esodi e accompagnamento alla pensione per non lasciare nessun lavoratore privo di sostegno. Se l’assessore ascolterà le richieste avrà la nostra collaborazione». Per la Uil «la situazione è intollerabile. i lavoratori rischiano di non ricevere né stipendio né ammortizzatori».

 

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