Venerdì, 16 Novembre 2018
PAROLE & FATTI

Trivelle, paradossi delle coscienze verdi

Pubblichiamo il commento di un lettore di Gds.it che si riferisce alla notizia sulle trivellazioni in Sicilia, un via libera di Crocetta ai petrolieri che ha infiammato il dibattito politico e in rete. Abbiamo chiesto una risposta al nostro esperto Lelio Cusimano.

Devastare il nostro ecosistema «per sanare il bilancio regionale». Ma ve la immaginate Cala Rossa a Favignana con vista sulla piattaforma petrolifera?

Alessandro

 

Il tema delle trivellazioni ha suscitato una vasta eco anche sul sito gds.it, con molte voci critiche e tanti pregiudizi. Per quanto sia stato scritto più volte le piattaforme esistenti (e quelle previste) non sono neanche visibili da terra. Ma può essere utile qualche considerazione più generale.

Rischiamo il paradosso di non costruire più navi per evitare il rischio che affondino. Pur nella sua formulazione paradossale, è questa purtroppo la rappresentazione di una sorta di nevrosi collettiva che sembra cogliere molti Siciliani ogni volta che ci sono in gioco attività umane su scala industriale.

Già da alcuni anni l'Italia ha varato una strategia per la salvaguardia dell'approvvigionamento energetico, con la scelta ovvia di aumentare l'estrazione del petrolio e del gas presenti nel sottosuolo o lungo le coste del nostro Paese. Apriti cielo. L'energia c'è e basta. Che poi la si compri all'estero e che la bolletta ci costi 60 miliardi di euro all'anno è questione che non suscita inquietudine.

L'Italia ha rinunciato all'energia atomica per usi civili; ma nessuna preoccupazione se la Francia costruisce centrali a ridosso dei confini italiani e ci vende l'elettricità generata con l'atomo. Le nostre coscienze ambientaliste sono a posto. Gli imprenditori italiani devono competere avendo concorrenti europei che pagano l'energia il 30% in meno. Nessuna protesta per i posti di lavoro a rischio. Gli inglesi hanno scoperto il petrolio nel Mare del Nord; in quel mare, che ha una superficie pari a circa un quinto del Mediterraneo, sono già attive 27 piattaforme marine di estrazione del petrolio, eppure quello stesso mare resta uno delle principali aree di pesca di aringhe e merluzzi del mondo.

Recentemente il vice presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo ha presentato una proposta di risoluzione per richiedere controlli più stretti, misure di sicurezza più rigide e regole più rigorose per le trivellazioni. Non ce ne vogliano gli ambientalisti ma questa sì che sembra una proposta seria.

Lelio Cusimano

 

© Riproduzione riservata

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