Domenica, 18 Novembre 2018
ELEZIONI

Regionali in Calabria ed Emilia Romagna
Al voto 5,5 milioni di elettori

Nella giornata di oggi nelle due regioni sono chiamati alle urne circa 5,5 milioni di persone, quasi 3 milioni e mezzo in Emilia e quasi un milione e novecento mila in Calabria per le elezioni del Presidente della Giunta e dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna e del Presidente della Giunta e del Consiglio regionale della Regione Calabria.

Partiti politici contro astensionismo. Sembra essere questa la partita principale che si giocherà alle elezioni per i nuovi governatori dell'Emilia Romagna e Calabria. Nella giornata di oggi nelle due regioni sono chiamati alle urne circa 5,5 milioni di persone, quasi 3 milioni e mezzo in Emilia e quasi un milione e novecento mila in Calabria  per le elezioni del Presidente della Giunta e dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna e del Presidente della Giunta e del Consiglio regionale della Regione Calabria.

Ma il timore è che il vero vincitore sarà il cosiddetto partito dell'astensione. Un elettore su due sembrerebbe intenzionato a rimanere a casa.

La sfida delle due regioni è principalmente da giocarsi contro la disaffezione verso la politica evidenziata in questo caso dai motivi del voto anticipato dovuto in entrambi i casi - pur dai contorni assai diversi - dalle dimissioni dei governatori per questioni giudiziarie. Insomma l'incognita questa volta non è tanto chi vincerà, ma come e quanto i numeri potranno legittimare questa vittoria.

Lo stesso presidente del consiglio Renzi, dal palco del comizio di chiusura a Cosenza, ha chiesto di non restare a casa perché "la regione ed il Paese non si salvano da soli". Ma paese e regioni, ha anche scandito il premier riferendosi agli esiti elettorali di domani, devono restare ben separati.

Se sulle regionali in Emilia Romagna e Calabria, ha affermato qualche giorno fa il premier, "qualcuno vuole fare un test di come stanno i partiti, a me va bene: negli ultimi mesi il Pd ha vinto le partite in Regioni che erano del centrodestra, come in Piemonte, Sardegna e Abruzzo. Se domenica vogliono dire come sta il Pd sarò felice, ma non darei una lettura nazionale" di questo voto. "E non la darò io stesso se, come spero, vinciamo".

Tuttavia, se il voto regionale non è da considerare un test sul governo, rappresenta in ogni caso una sfida per i partiti e un termometro sul loro stato di salute. Dal risultato emiliano ci si aspetta di vedere se veramente la Lega Nord riuscirà ad accaparrarsi maggiori voti rispetto a Forza Italia e contemporaneamente a superare il M5s; condizioni che, anche se lasciassero al centrosinistra la regione rossa per eccellenza, sarebbero sufficienti per Salvini ad accreditarsi come candidato leader del centrodestra e ad iniziare la sua "marcia" verso Roma.

Test vero, infine, quello per i Cinquestelle di Grillo. L'Emilia, terra che vide esplodere il "fenomeno" pentastellato, appare banco di prova assai arduo viste le divisioni che, ancora una volta, hanno compiuto i primi passi proprio in questa regione. Divisioni che potrebbero essere sottoposte alla "conta" delle urne con i fedelissimi di Casaleggio da una parte e gli attivisti più vicini al sindaco di Parma Federico Pizzarotti, dall'altra.

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