Venerdì, 16 Novembre 2018
ASSE PD-M5S

Responsabilità dei magistrati, c'è il primo ok del Senato: testo alla Camera

La responsabilità civile è il cardine del ddl ed è prevista nei casi di dolo e colpa grave, restando esclusa, invece, l' interpretazione del diritto da parte del magistrato

ROMA. Primo sì del Parlamento al ddl sulla responsabilità delle toghe, che, dopo un lungo e spinoso dibattito, oggi vede la luce verde del Senato e si appresta a passare all'esame della Camera. Il testo, oltre ad eliminare il filtro di ammissibilità per la domanda risarcitoria, amplia i casi di colpa grave in cui un magistrato può incorrere nella responsabilità che, in ogni caso, resta indiretta.  E l'approvazione del ddl - «un voto storico», ha esultato il viceministro della Giustizia Enrico Costa - è arrivata dopo le ultime modifiche apportate ieri da governo e maggioranza in Aula, ha visto la conferma dell' asse Pd-M5S sul tema della responsabilità.

I pentastellati, infatti, sono stati gli unici tra le forze d'opposizione, a votare in blocco il ddl, laddove Sel e Gruppo Misto hanno optato per l'astensione e FI, Lega e Gal hanno mantenuto il loro "no". Un asse, quello tra Dem e Cinque Stelle che si è riproposto ieri sera, in commissione Giustizia, sul quel ddl sul divorzio breve che ha spaccato l'asse di governo, con Ncd scesa in trincea per chiedere un chiarimento sulle «maggioranze spurie» registrate.

Nel frattempo è a dir poco fredda la reazione dell'Anm all'ok del Senato. È «una riforma che risente di molti pregiudizi e di un atteggiamento molto superficiale», è il commento del presidente del sindacato delle toghe, Rodolfo Sabelli che, tuttavia, sull'ipotesi di uno sciopero ventilata nelle ore scorse resta prudente: «non mi sento di dire nulla non avendo potuto fare una valutazione completa del testo». Ecco i punti chiave del testo che il governo mira a incassare entro la fine dell'anno, per evitare che l'Ue renda esecutiva la procedura d'infrazione aperta nei confronti dell'Italia per i ritardi in materia.

RESPONSABILITÀ CIVILE. È il cardine del ddl ed è prevista nei casi di dolo e colpa grave, restando esclusa, invece, l' interpretazione del diritto da parte del magistrato. Escluso, tranne che per i provvedimenti cautelari, anche l'obbligo di motivazione anche se il magistrato si discosta da una sentenza delle sezioni Unite della Cassazione. Tra i casi di colpa grave rientrano la violazione manifesta della legge nonchè del diritto Ue, il travisamento del fatto o delle prove, l'affermazione (o negazione) di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa (o meno) dagli atti del procedimento ovvero l'emissione di un provvedimento cautelare personale e reale fuori dai casi consentiti dalla legge o «senza motivazione». In caso di violazione manifesta del diritto Ue si tiene conto, tra l'altro, dell'eventuale contrasto dell'atto o provvedimento con «l'interpretazione già espressa dalla Corte di giustizia europea». Con un emendamento Ncd approvato in Aula, il ddl precisa inoltre come il magistrato risponda anche della responsabilità contabile.

AZIONE RIVALSA. È l'altro pilastro del ddl e prevede l'obbligo, per il Presidente del Consiglio dei Ministri, di esercitarla entro due anni nei confronti del magistrato nel caso di diniego di giustizia, di violazione manifesta della legge e del diritto Ue o nei casi di colpa grave se determinati da dolo o negligenza inescusabile. Con la soppressione in Aula dell'art. 4 del testo, si prevede inoltre che la decisione del giudizio promosso dal cittadino contro lo Stato non faccia «stato» in ordine all'accertamento dei fatti del giudizio di rivalsa.

ENTITÀ RIVALSA. Non può superare una somma pari alla metà di un'annualità - al netto delle trattenute fiscali - dello stipendio percepito dal magistrato nel momento in cui l'azione di rivalsa è proposta. L'esecuzione della rivalsa, quando avviene con il metodo della trattenuta, non potrà comportare «il pagamento per rate mensili di una misura superiore al terzo dello stipendio netto».

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