Martedì, 20 Novembre 2018
L'INTERVISTA

Visconti: «Anche al nord c’è omertà e manca la cultura della denuncia»

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Per il docente di Diritto penale all’Università di Palermo «la criminalità si insedia dove c’è l’habitat per mettere radici»

Contagio, colonizzazione. Ancora: gemmazione, trapianto. Coloriamo pure il glossario, ma si badi: la 'ndrangheta che invade l'economia del Centro e Nord Italia, e la criminalità organizzata in genere, «non si insedia dove non c'è habitat per mettere radici». Con sfumature di omertà alla milanese. Questo, all'indomani del blitz che ha portato a quaranta arresti in tutta Italia contro la "lunga mano" delle 'ndrine di Calabria, il preludio d'analisi di Costantino Visconti, ordinario di Diritto penale e docente del Dipartimento di studi europei dell'Università di Palermo. Il particolare saporito ma fondamentale della prima ripresa «live», da parte degli inquirenti, del rituale iniziatico di affiliazione, è uno dei tasselli di un mosaico sempre meno oscuro. Quadro che, secondo Visconti, «mostra la grande minaccia violenta e la capacità di adattamento, ma pure i connotati di un'organizzazione che, da sola, non è parsa finora capace o interessata a esprimere una classe dirigente in grado di affrontare autonomamente sfide imprenditoriali complesse». In altri termini: forte, pericolosa ma vulnerabile con la cultura della denuncia e una mirata controffensiva di misure personali e patrimoniali in continuo incremento anche sull'asse Milano-Torino-Genova. Mentre in Lombardia gli osservatori concordano che «non più di infiltrazioni si tratta, ma ormai di vero radicamento».

Professore, un'iniziazione non si era mai vista. Zuppa mista di riferimenti religiosi ma anche a personaggi del Risorgimento come Mazzini, Garibaldi, La Marmora…

«Codici di affiliazione alla 'ndrangheta erano venuti fuori non solo a Reggio Calabria, ma persino in Australia. Però la ripresa video resta uno dei successi dell'inchiesta. L'evocazione di figure religiose e storiche rappresentano il tentativo di riannodarsi più o meno vagamente a una tradizione, coniugandola come fa Cosa nostra con la modernità. Tradizione religiosa nel caso dei santi, più di sapore massonico o pseudo tale che politico per le figure storiche. L'insistenza su questi riti iniziatici di passaggio in luoghi lontani dalla Calabria, serve a surrogare i vincoli di sangue che nella ”casa madre” sono fondamentali. Come osserva Rocco Sciarrone, studioso dell'Università di Torino, si saldano legami forti all'interno e ”deboli” verso l'esterno. Cioè flessibili e capaci di interagire».

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