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Star egiziana canta contro l'Isis, i jihadisti: "Ti sgozzeremo"

IL CAIRO. Abu Bakr al Baghdadi è «l'emiro dei criminali» e i jihadisti dell'Isis «una banda di matti» che non sanno cosa sia l'Islam. Non è piaciuto ai tagliagole dello Stato islamico il nuovo motivetto pop di Shaaban Abdel Rehim, cantante egiziano dalle origini popolari, noto per i suoi testi non sempre «politicamente corretti». A cominciare da quello che lo portò alla ribalta nei primi anni 2000, in cui Rehim - detto Shabola - cantava «Odio Israele... ma amo Amr Mussa», allora segretario generale della Lega araba.

Questa volta la popstar - le cui canzoni escono a tutto volume dalle casse radio dei taxi e dei minibus del Cairo - ha osato ridicolizzare in tv lo Stato islamico e il suo leader cantando il suo nuovo brano.

«La religione non predica di vendere donne e bambini. Decapitare teste non è Islam, dite chi c'è dietro di voi», dice tra le altre cose il testo della canzone. Performance che, riferiscono i media arabi, ha provocato l'ira dei jihadisti che hanno reagito sul web: «Non ci sfuggirete, voi immorali, che vi prendete gioco dello Stato islamico e del suo capo».

«Ti sgozzeremo - scrive un altro militante -. Ti faremo a pezzi così sparpagliati che non potranno neanche raccoglierli». Shabola ha raccontato al canale Al Arabiya di aver ricevuto all'indomani del passaggio in tv anche una telefonata di minacce dall'estero da «un arabo con accento orientale».

Ma Rehim fa spallucce: «Temo solo Dio, non le minacce dell'Isis. Io ho fatto ciò che la mia coscienza e il mio patriottismo mi suggeriscono - ha replicato - Quello che fanno loro è contro l'Islam e danneggia l'immagine dei musulmani. Io li affronto con la canzone popolare, mentre loro ai nemici tagliano la testa».

Da quel primo successo contro Israele, che gli costò la revoca di un contratto come testimonial per McDonalds, Rehim - bonariamente deriso dai suoi stessi fan per il modo di vestire e di parlare che tradisce le sue umili origini - ha inanellato una serie di «tormentoni politici».

Da «Non bombardate l'Iraq», che nel 2003 arrivò in testa alla hit parade araba, a un brano dedicato a Osama Bin Laden trasmesso dalle radio egiziane prima che intervenisse la censura. Nel 2006 dedicò alla controversia delle vignette su Maometto un altro hit, «Abbiamo tutti perso la pazienza», e più recentemente, nel 2012, cavalcò le proteste del mondo islamico contro un film giudicato offensivo nei confronti dell'Islam, con il brano «Attaccare il profeta è una mancanza di rispetto».

Neanche Barack Obama è sfuggito all'ironia di Shabola che all'indomani dell'elezione nel 2008 gli dedicò un brano dai toni scettici: «Non dobbiamo lasciarci andare al sogno, perchè il sogno può diventare un incubo. Che potrà fare Obama contro le catastrofi fatte da Bush e da suo padre?».

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