Mercoledì, 19 Settembre 2018
GUERRA ALL'ISIS

«La guerra sta cambiando i confini, l’Occidente si sbrighi o sarà troppo tardi»

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Per il docente di Geopolitica, Gianluca Ansalone, l’intervento militare non basta, servono la politica e il dialogo coinvolgendo anche la Russia

Le armi come viatico, ma la chiave resta la politica. Intanto in rete scorrono, malgrado gli appelli della famiglia contro la divulgazione, le immagini dell’ultima decapitazione: a perdere la vita davanti alla sanguinaria «ma organizzatissima regia dell’Isis», il ventiseienne statunitense Peter Kassig. Con una postilla non da poco: «I nostri figli e nipoti studieranno su un planisfero e carte geografiche completamente cambiati dalla guerra al terrorismo». Un processo che l’Occidente deve sbrigarsi a «interpretare e guidare solidalmente, senza esclusioni preconcette», secondo Gianluca Ansalone, docente di Geopolitica all’Università La Sapienza e presso la Società italiana di Organizzazione internazionale. Il riferimento a una pericolosa eventuale «conventio ad excludendum» riguarda la Russia di Putin, attualmente in rotta di collisione con le potenze occidentali per la crisi ucraina. Nel curriculum di Ansalone, fra l’altro, anche il recente ruolo di consulente della Presidenza della Repubblica per l’Analisi internazionale e di sicurezza.

Professore, un’altra orribile esecuzione. Come nei peggiori pogrom, le vittime vengono convertite e uccise. Tutto confezionato per i media: chi c'è in cabina di regia?
«Si tratta evidentemente di conversioni forzate. Basti pensare all’ostaggio inglese, reporter, al quale alcuni giorni fa è stata riservata un’altra forma di abiura, cioè un reportage che osannava lo Stato islamico. Quanto all’uso dei media, con un accostamento ardito, se il Califfato fosse una corporation, avrebbe un dipartimento di comunicazione. La regia c’è, è sofisticata e supera di gran lunga quella di al Qaeda, che si limitava alle rivendicazioni e ai video propagandistici. Questa è una guerra che si combatte anche così, gli stessi genitori di Kassig hanno affidato il loro disperato e inascoltato appello a Facebook, certi che chi doveva leggere lo avrebbe fatto. La risposta è stata crudele. Ma non è questa la sola rivoluzione epocale dell’Isis».

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