Lunedì, 12 Novembre 2018
NAZIONALE

Conte: "Balotelli? Volevo togliermi il dente ma dovrà riempire i miei occhi"

Il ct risponde alle tante domande su Balotelli dopo la convocazione a sorpresa: "A Coverciano le porte sono girevoli. Puoi entrare una volta e non tornarci più. Condizionato dallo sponsor? Sciocco pensarlo"

FIRENZE. «Per conquistarmi Balotelli dovrà fare quello che voglio e riempirmi gli occhi. Se non lo farà arrivederci, ce ne faremo una ragione». Antonio Conte ha sorpreso tutti con la convocazione dell'attaccante del Liverpool, ma il ct dribbla subito ogni illazione. A partire da quella che vorrebbe lo sponsor - Puma, marchio del giocatore e della nazionale che ha consentito alla Figc di raggiungere il tetto d'ingaggio richiesto dall'allenatore - dietro questa chiamata: «È sciocco anche solo pensarlo, parliamo di cose serie chè è quello che poi vuole la gente, abbiamo tanti infortuni e dobbiamo affrontare una squadra forte come la Croazia».

Tradotto: mai come ora possono servire tutti, compreso il discusso Balotelli.  Da Natal a Milano, l'Italia ritrova dunque il suo talento ribelle. E Balotelli riabbraccia l'azzurro, «orgoglioso di tornare a rappresentare il mio Paese». Eppure lo aveva lasciato dopo il disastro mondiale, con accuse esplicite via twitter ai suoi critici, rei di averne fatto un capro espiatorio e di averlo mollato «come i fratelli neri non avrebbero fatto». In mezzo, tra quell'addio e questo ritorno, il divorzio dal Milan, le difficili settimane al Liverpool, fino all'ultima critica dei tabloid: Balotelli va in discoteca fino alle 4.30 dopo il ko col Chelsea.  Ora che il nuovo ct non scinde più il calciatore dall'uomo - anzi - per Balotelli i margini di errore sembrano addirittura ridotti.

«Averlo chiamato non è una sfida verso qualcuno nè personale altrimenti visti i trascorsi non sarei tanto ottimista - sorride il ct - Io lavoro per migliorare le potenzialità di questa Italia, per costruire qualcosa per qualificarci e fare un buon Europeo, in questo periodo di costruzione volevo vedere da vicino anche Mario. A 24 anni ha già fatto un Europeo e un Mondiale, è titolare nel Liverpool e un patrimonio del calcio italiano come Cerci al di là delle difficoltà che stanno avendo». Un aspetto che alimenta perplessità sulla scelta di chiamare l'ex milanista, discusso in campo e fuori per i suoi eccessi e le notti brave.

«Non entro nei discorsi del club, quando allenavo un club finita la gara ognuno si comportava come meglio credeva. Dispiace per Balotelli che si voglia ingigantire sempre ogni situazione però non mi piacciono le cose per sentito dire. Ora è qui e voglio testarlo per le caratteristiche tecnico,tattiche e comportamentali. Non mi farò condizionare da elementi esterni, conoscete le mie regole e come sono ferree, su ciò non transigo. Lo valuterò per quel che farà qui con me, è lui che deve darmi delle risposte, dovrà dimostrarmi di saper stare nel gruppo. Se riempirà i miei occhi e si adatterà al mio calcio allora giocherà. Se non sarà così arrivederci, ce ne faremo una ragione: a Coverciano le porte sono girevoli, ci puoi venire una volta e non tornare più. Ma volevo togliermi questo dente».

Conte fa capire che è prematuro inserirlo tra i titolari con la Croazia: «Gli altri quattro attaccanti partono avvantaggiati perchè hanno già lavorato con me dando risposte importanti - dice riferendosi a Immobile, Pellè, Giovinco e Zaza - Però qui non ci sono gerarchie particolari. Se in questi giorni Balotelli mi dimostrerà di aver raggiunto gli altri come concetti, passione, voglia, tutto potrebbe ribaltarsi. E se domenica non gioca lui resta comunque». Poi ai cronisti: «Mi preoccupa sentirvi dividere Balotelli dagli altri giocatori. Mario è un calciatore normale, può andare in panchina o in tribuna, per me è uno dei tanti». Gli fanno notare che ci sono attaccanti che pure stanno ben figurando come Okaka: «Anche Quagliarella e Matri stanno facendo bene - replica Conte - Noi comunque Mario lo abbiamo seguito, ha sempre cercato sempre di dare il massimo talvolta riuscendoci, altre no. Ma la sua esperienza azzurra è nota e non possiamo chiamare un giocatore dopo pochi minuti di A, alla Nazionale serve continuità. Le convocazioni spettano a me, se a qualcuno non piacciono, e so che è così per Moretti, non so che farci. Io cerco di fare il possibile e anche l'impossibile».

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