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L'EPIDEMIA

Ebola, dimessa la seconda infermiera americana

È stata dimessa Amber Winson, la seconda infermiera che ha contratto il virus dell’Ebola dopo aver curato il «paziente zero», Eric Duncan, all’ospedale di Dallas.

DALLAS. È stata dimessa Amber Winson, la seconda infermiera che ha contratto il virus dell’Ebola dopo aver curato il «paziente zero», Eric Duncan, all’ospedale di Dallas. Lo riferisce la Cnn che cita le autorità sanitarie. La giovane era stata trasferita all’Emory Hospital di Atlanta per essere curata. La settimana scorsa, era stata dimessa l’altra infermiera di Dallas, Nina Pham, che alla Casa Bianca ha incontrato il presidente Usa Barack Obama scambiandosi un abbraccio.

L' AUSTRALIA CHIUDE LE FRONTIERE AI PAESI AFRICANI

Frontiere chiuse agli immigrati provenienti dai Paesi dell'Africa occidentale colpiti dall'epidemia di Ebola. La decisione estrema è stata presa dall'Australia, Paese nel quale ad oggi non si sono registrati casi, proprio per prevenire il rischio che il virus giunga sul territorio. Una misura che prevede pure lo stop dei programmi umanitari, nonostante più volte l'Organizzazione mondiale della sanità abbia invitato a non isolare gli Stati colpiti. Il governo australiano ha dunque annunciato la sospensione «provvisoria del proprio programma di immigrazione, compreso il programma umanitario, in provenienza» dalla Liberia, Guinea e Sierra leone. Non saranno così più istruite nuove domande di visti e sono annullati i visti temporanei già accordati a persone che non abbiano ancora lasciato i propri Paesi. Per quanto riguarda invece le persone che hanno ottenuto visti permanenti su basi umanitarie, queste saranno sottoposte a tre serie di esami medici prima della partenza e ad un nuovo esame medico al loro arrivo in Australia. Gli altri detentori di visti di lunga durata devono sottoporsi prima di partire a tre settimane di quarantena. E misure drastiche sono state decise anche dal Belgio, che ha sospeso le espulsioni di immigrati verso i Paesi africani dell'epidemia per evitare il rischio contagio per gli agenti di Polizia tenuti all'accompagnamento.

IN ITALIA 

Intanto, in Italia, undici soldati americani di rientro dalla Liberia sono stati posti in isolamento nella base Usa di Vicenza a scopo precauzionale, mentre il Pentagono starebbe valutando l'ipotesi di mettere in quarantena tutte le truppe americane di rientro dai Paesi africani interessati. Massima allerta anche nei porti, e stamani il piano anti Ebola è scattato a Marina di Carrara: un cargo battente bandiera turca e proveniente da Conakry, capitale della Guinea, è stato bloccato in rada in attesa dei controlli medici previsti dai protocolli per avere l'autorizzazione ad attraccare per caricare granulato di marmo. La nave «entrerà in porto solo se la sicurezza sanitaria sarà certa e i rischi ridotti a zero», ha detto il comandante della capitaneria di Marina di Carrara, Domenico Loffredo. Cresce dunque il timore di nuovi casi in Occidente, mentre gli Stati Uniti - dove dovrebbero essere allentate le misure di quarantena in alcuni aeroporti per gli operatori sanitari di rientro dall'Africa - tengono il fiato sospeso per un bambino di 5 anni, proveniente dalla Guinea, ricoverato stamani in osservazione al Bellevue Hospital di New York con sintomi sospetti. Una buona notizia arriva invece dalla Spagna, dove è stato dimesso il marito dell'infermiera guarita Teresa Romero e, con lui, anche tutti gli altri pazienti che erano stati messi in isolamento per aver avuto contatti con la donna. E proprio a Madrid si è aperto oggi un vertice mondiale degli infermieri per fare il punto rispetto alla 'minaccia Ebolà. A fronte delle misure dei singoli Stati, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha però oggi ribadito la propria preoccupazione in particolare per le recenti restrizioni verso gli operatori sanitari al rientro dall'Africa. Preoccupazioni che fanno riferimento, appunto, alla necessità di non'abbandonare a se stessì i Paesi colpiti. Ma la paura è più forte di ogni considerazione: così, dopo il Marocco, oggi anche  l'Egitto ha ritirato la propria disponibilità ad ospitare la Coppa d'Africa di calcio 2015 a causa del virus Ebola.

SVIZZERA, AL VIA TEST PER VACCINO  

Le autorità svizzere hanno formalmente approvato l’avvio di test su 120 volontari sani di uno dei vaccini sperimentali contro Ebola. I test cominceranno in settimana presso l’Ospedale universitario di Vaud a Losanna. Lo ha annunciato oggi l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). I primi risultati sono attesi in dicembre, ha detto a Ginevra il portavoce dell’Oms Tarik Jasarevic. L’autorizzazione formale della domanda di uno «studio con un vaccino sperimentale anti-Ebola presso il Centre Hospitalier Universitaire Vaudois (CHUV)» è stata data da Swissmedic, l’autorità centrale svizzera di omologazione e controllo per gli agenti terapeutici. Lo stesso vaccino è oggetto di studi clinici iniziati negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Mali.

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