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CITTA' DEL VATICANO

Papa: l'ergastolo è una pena di morte nascosta, deve essere applicato con cautela

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Il Pontefice raccomanda "la cautela nell'applicazione della pena" come "principio che regge i sistemi penali", e "il rispetto della dignità umana" "come limite all'arbitrarietà e agli eccessi degli agenti dello Stato"

CITTA' DEL VATICANO. "L'ergastolo è una pena di morte nascosta". La tratta e il "miliardo di persone intrappolate nella povertà assoluta", come la "corruzione" nelle "transazioni commerciali e finanziarie" e negli "appalti", sono crimini contro l'umanità: "Non possono essere commessi senza la complicità, attiva o omissiva, degli Stati", e "ledono gravemente la dignità delle persone e il bene comune".

Lo afferma il Papa in un discorso a una delegazione della Associazione internazionale di diritto penale, in cui inoltre denuncia le varie forme di tortura, anche psicologica, praticate in "carceri, centri di detenzione e moderni campi di concentramento, ospedali psichiatrici e istituti per minori".

Tali "abusi", rimarca papa Bergoglio, potranno finire "solo con il fermo impegno della comunità internazionale a riconoscere la dignità della persona umana sopra ogni cosa". Il Pontefice raccomanda "la cautela nell'applicazione della pena" come "principio che regge i sistemi penali", e "il rispetto della dignità umana" "come limite all'arbitrarietà e agli eccessi degli agenti dello Stato" e "come criterio di orientamento per il perseguimento e la repressione di quelle condotte che rappresentano i più gravi attacchi alla dignità e integrità della persona umana".

L'ampio discorso di papa Bergoglio parte da una premessa: la tendenza nelle società contemporanee a costruire capri espiatori e a "costruire deliberatamente i propri nemici", e mette in guardia "giudici e operatori del sistema penale" dalla "pressione dei mezzi di comunicazione di massa, di alcuni politici senza scrupoli e delle pulsioni di vendetta che serpeggiano nella società". Il discorso di oggi ha l'obiettivo formare una giustizia integrale, per impedire che la giustizia umana diventi violenza istituzionalizzata, ossia la semplice forza dello Stato, per sua natura onnipotente, contrapposta alla limitata violenza del singolo.

Si tratta dello stesso sforzo espresso dal Papa in una lettera del maggio scorso ai partecipanti al XIX congresso internazionale della stessa Associazione internazionale di diritto penale. "Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà - ha rilevato il papa latinoamericano in uno dei passaggi più forti del suo discorso, accolto positivamente anche da alcune associazioni e politici italiani - sono chiamati a lottare non solo per l'abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo - ha aggiunto - io lo collego con l'ergastolo", "l'ergastolo è una pena di morte nascosta".

Circa la "corruzione", papa Francesco muove dalla denuncia del fatto che "la scandalosa concentrazione della ricchezza globale è possibile a causa della connivenza di responsabili della cosa pubblica con i poteri forti". "Le forme di corruzione che bisogna perseguire con maggiore severità - sottolinea il Pontefice chiedendosi cosa possa fare il diritto penale contro la corruzione - sono quelle che causano gravi danni sociali, sia in materia economica che sociale, come le frodi contro la pubblica amministrazione o l'esercizio sleale dell'amministrazione o qualsiasi sorta di ostacolo alla giustizia".

Il diritto penale non può stanare solo "i pesci piccoli", commenta puntando il dito contro le "convenzioni e trattati internazionali" e le "ipotesi di reato orientate a proteggere non tanto i cittadini, che in definitiva sono le vittime ultime, quanto a proteggere gli interessi degli operatori dei mercati economici e finanziari". Non meno forte la denuncia del clima sociale che fa sembrare "onorevole" la corruzione, e della "atmosfera di trionfalismo" che promana dal "corrotto che si crede un vincitore" e che, "se i rapporti di forza lo permettono, perseguita chiunque lo contraddica".

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