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LAVORO

I giovani di Confindustria alla Cgil: non scendete in piazza, collaboriamo

Il presidente Marco Gay: "C'è un Paese da cambiare. Da ricostruire"

NAPOLI. "Convinciamoli che, invece di scendere in piazza domani per difendere ideologie, possono collaborare con noi per difendere il lavoro". Così il presidente dei Giovani di Confindustria, Marco Gay, si rivolge alla Cgil: "Apriamo una fase nuova di confronto col sindacato per aumentare la produttività". Insomma "scommettiamo sul futuro dell'Italia". E ancora: "C'è un Paese da cambiare. Da ricostruire", avvertono i giovani di Confindustria. "L'Italia ha disperatamente bisogno che alle parole  seguano più fatti", chiede il presidente degli industriali under 40 Marco Gay.

Bene aver "aperto i grandi cantieri delle riforme strutturali", "ma siamo convinti che all'appello ne manchi uno: il cantiere delle imprese". Il "cantiere dell'impresa" è quello che "completerebbe la legge di stabilità": ecco, dice Gay, "la nostra ambizione è dare avvio a questo cantiere mancante. Quello della politica industriale", che è fatta di "scelte che devono tenere conto del contesto in cui si opera: non vuol dire privilegiare un settore ma favorire filiere, investimenti e crescita".  Tra le proposte, i Giovani di Confindustria chiedono di "rimuovere" la cosiddetta "patrimoniale sui macchinari, fissando un criterio chiaro per la valorizzazione dei beni mobili: il capannone non vota ma manda avanti il Paese".

"Ora finalmente il Jobs Act sta definendo un mercato del lavoro più flessibile e la legge di stabilità cancella la componente del lavoro dall'Irap e abbatte la contribuzione sui nuovi assunti per tre anni". Per i Giovani di Confindustria sono misure chieste "da molto tempo", "fondamentali". "E' per misure misure come queste che incoraggiamo il Governo ad andare avanti con forza ed energia per scalare insieme quelle montagne innalzate  dal crollo della domanda e delle alternative", sottolinea Marco Gay.

Il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria si sofferma sulle norme sul lavoro che "diventano più rigide dopo i 15 dipendenti. Oggi, che stiamo rimettendo mano al mercato del lavoro, alla flessibilità in entrata e in uscita, dobbiamo tenerne conto, abbandonando le posizioni ideologiche e concentrandoci sulle dinamiche che possono incidere sulla crescita. Dobbiamo - dice - cambiare quelle regole".

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