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L'INTERVISTA

Giovanni Rezza: «Ebola, si guarisce. I contagi solo se non si rispettano le procedure»

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L’Europa sta dimostrando di poter contenere l'emergenza Ebola. Ne sono una prova le guarigioni nei giorni scorsi di pazienti colpiti dal virus come l'infermiera spagnola o la dottoressa norvegese. Lo spiega Giovanni Rezza, responsabile del dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità. «Un malato su due riesce a sopravvivere grazie ad alcune terapie come la reidratazione e le trasfusioni di sangue o siero di pazienti guariti» spiega Rezza. Quanto al vaccino, l'esperto sottolinea che «ci vorrà un po' di tempo e che intanto è necessario bloccare l'epidemia mettendo in quarantena i malati».

Dottore, come sono guariti i primi malati di Ebola in Europa?

«Intanto chiariamo che la mortalità dell'Ebola è del cinquanta per cento. Dunque sopravvive un paziente su due. Probabilmente negli ospedali europei si fa una corretta terapia di supporto. Nel caso in cui i pazienti perdono liquidi e sangue si effettua una adeguata terapia reidratante. Si può reintegrare il sangue o il plasma in caso di emorragie. Si può intervenire intubando il paziente che ha difficoltà respiratorie. La malattia in Africa ha registrato una mortalità di oltre il 50 per cento. Al momento non sappiamo con certezza quanto possiamo ridurla nei paesi europei. Abbiamo pochi malati che sono rimpatriati e che potremmo verificare. Ad esempio ricordiamoci che c'era un paziente liberiano che è morto nonostante fosse stato trattato tempestivamente. Anche i missionari spagnoli sono morti, anche se sono arrivati in ritardo. In parte dipende dal paziente. Soprattutto dal suo sistema immunitario. Ci può essere una certa predisposizione, fattori come l'età e altre condizione di base».

Quanto può essere utile un vaccino?

«Sul vaccino siamo ancora in fase sperimentale. Come gli altri vaccini serve a proteggere chi non è infetto. Aiuta a prevenire. Serve a formare gli anticorpi. Ma ci vogliono settimane perché si creino. Ci sono già un paio di vaccini in fase di sperimentazione sull'uomo. Bisogna vedere se funzionano davvero. Hanno superato la fase di tollerabilità. Non provocano danni all'organismo. È questo fa ben sperare che è possibile che funzionino».

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