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Bimbo profugo è nato in Australia, ma il governo gli nega il visto

SYDNEY. Un bambino nato a Brisbane, in Australia, da genitori richiedenti asilo in detenzione non ha diritto a un visto di profugo, nonostante in Australia viga lo ius soli: il bimbo è arrivato illegalmente via mare, sia pure nel grembo materno. Lo ha stabilito la Corte federale australiana in una sentenza che conferma la decisione del Dipartimento Immigrazione, che aveva respinto la richiesta di visto, considerandolo "un arrivo via mare non autorizzato". Una decisione che stabilirebbe un precedente in un Paese noto per la politica restrittiva sull'immigrazione.

Il piccolo Ferouz Myuddin, che ora ha 11 mesi, è nato prematuro in un ospedale di Brisbane, dove la madre era stata trasferita per problemi di gravidanza dal campo di detenzione allestito dall'Australia nel remoto e minuscolo stato-isola di Nauru, nel Pacifico. I genitori, musulmani Rohingya - una minoranza perseguitata che non ha status legale nel Paese di origine, la Birmania -, hanno subito annunciato tramite i loro legali che presenteranno appello.

Nella sentenza, il giudice Michael Jarret scrive di essersi conformato alla legge australiana in quando "è chiaramente intenzione del legislatore stabilire un regime nel quale lo status di un 'non cittadino' nato in Australia è allineato a quello dei genitori". E ha accettato l'argomento dell'Immigrazione secondo cui in caso contrario "vi sarebbe più incentivo per donne incinte di affidarsi a trafficanti di esseri umani e compiere il pericoloso viaggio per mare" nella speranza che il nascituro "possa avere diritto a un visto dopo la nascita".

Ora Ferouz rischia di essere espulso a Nauru con i genitori. I legali che lo rappresentano avvertono che un centinaio di altri bambini in simili condizioni, che essi rappresentano pro bono, potrebbero anche essere mandati a Nauru. L'avvocato Murray Watt ha sottolineato che i genitori "volevano semplicemente che il figlio potesse beneficiare dell'uguaglianza di opportunità". La sentenza fa seguito all'allarme lanciato da esperti medici, fra cui lo psichiatra capo che sovrintende al programma di detenzione dei richiedenti asilo, sui rischi medici e di salute mentale associati alla detenzione di minori nei campi stabili dall'Australia a Nauru e in altre due isole del Pacifico. Secondo una ricerca pubblicata sul Medical Journal of Australia, l'80% dei pediatri consultati ritiene che costituisca abuso la detenzione di minori in centri remoti e a tempo indefinito

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