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L'EDITORIALE

Liti alla Regione, brutti giochi

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Una politica che è sorda e che è cieca. Che cos’altro pensare visto quello che sta accadendo all’interno della maggioranza? Ci sono partiti (il Pd in particolare) ormai dilaniati da guerre interne per guadagnare forse una poltrona di assessore o qualche minimo vantaggio con cui dare soddisfazione alle rispettive clientele. È una politica che vive nell’acquario avendo completamente perso il contatto con la realtà. Da un lato il presidente Crocetta che vuole sciogliere il Megafono nel Pd. Sembra un segnale di pace. Ma la componente dei cuperliani annuncia, invece, il voto favorevole alla mozione contro l’assessore Scilabra.

Di fronte a tanta devastazione c’è una domanda che si impone: ma tutto questo con i problemi della Sicilia che cosa c’entra? Qual è l’indicazione programmatica che innerva lo scontro? Quali sono i progetti? Nessuno. Sotto la lite nulla, verrebbe da dire. Solo una logica di potere. È la politica che non c’è più. Il legame con la realtà si è interrotto. Non c’è più riferimento alla situazione del paese reale e della Sicilia in particolare: le aziende che chiudono, i disoccupati che aumentano, i commercianti che non ce la fanno più come abbiamo abbondantemente documentato su queste pagine con inchieste e interviste. Un dissesto che sta incidendo nella carne viva del sistema produttivo. La politica come risponde? Semplicemente litigando per qualche poltrona in più.

Lo Statuto che doveva essere il motore per lo sviluppo dell’isola è ormai ridotto al rango di semplice scudo dietro cui nascondere privilegi di casta e ingiustificati vantaggi che la crisi economica ha reso odiosi. Nel Paese cresce l’insofferenza verso l’Autonomia siciliana considerata ormai un perimetro di incomprensibili vantaggi. L’indecenza delle liti della politica locale rappresenta il miglior alimento per questa campagna. Davvero brutti giochi ai quali la gente è costretta ad assistere.

 

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