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A WASHINGTON

L'allarme di Draghi: "La ripresa mondiale è più lenta del previsto"

Il presidente della Bce: "La politica monetaria dovrebbe continuare a sostenere la ripresa"

WASHINGTON. La ripresa globale è più debole del previsto, più di quanto si poteva immaginare sei mesi fa. E' l'allarme lanciato da Mario Draghi che da Washington, dove partecipa ai lavori del Fondo monetario internazionale, rivolge l'ennesimo appello ai Paesi dell'Eurozona, soprattutto quelli dove la crescita non c'è: bisogna andare avanti con le riforme strutturali. "Queste sono fondamentali per l'Europa, perché in altre parti le hanno fatte e da noi ancora no", è il rimprovero del presidente della Bce. Che sottolinea come dopo l'austerity degli ultimi anni "gli sforzi sul fronte del consolidamento dei bilanci nel futuro, nei mesi che verranno, potranno essere più tenui". A patto di non vanificare i risultati raggiunti. Anche se dare un giudizio sulle leggi di bilancio che i Paesi europei stanno per approvare e inviare a Bruxelles "è ancora prematuro".

Draghi, che al Fmi ha incontrato la presidente della Fed Janet Yellen e tutti gli altri governatori del G20, comunque assicura: "C'è accordo sul fatto che la politica monetaria debba continuare a sostenere la ripresa in corso". E la Bce "è pronta a ulteriori azioni se necessario, è pronta ad agire nell'ambito del suo mandato", dopo le misure 'non convenzionali' prese nell'ultimo anno e che andranno avanti - ribadisce - per almeno due anni. Dunque, innanzitutto, tassi di interesse vicini allo zero. Anche con tutti i rischi che può comportare e su cui bisogna vigilare, come ricorda il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. "Tassi così bassi per un periodo prolungato - mette in guardia - portano alla ricerca di rendimenti più alti, in parte anche rischiosi. E non sono una soluzione permanente". Insomma, il pericolo di bolle può essere sempre dietro l'angolo. Per questo - sottolinea Visco - servono "strumenti per affrontare i rischi di bolle", che vanno affrontati "con interventi specifici da un punto di vista macroprudenziale".

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