PIANO GIOVANI

Inchiesta a Palermo, i pm: per la dirigente Corsello si sgonfia l’accusa di favori alla figlia

Nell’inchiesta sul «click day» perde quota l’ipotesi di abuso d’ufficio: la congiunta dell’ex dirigente della Formazione lavorò solo un mese per un consorzio

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Anna Rosa Corsello

PALERMO.  La figlia, Francesca Tamburo, non lavorò per la Ett ma per un consorzio collegato all’azienda informatica impegnata nel click day. Che Anna Rosa Corsello abbia cambiato le carte in tavola per agevolare la figlia e la ditta con la quale la giovane collaborò per un solo mese, venendo pagata 800 euro con un contratto a progetto, appare irrealistico agli stessi inquirenti. E l’ipotesi di abuso d’ufficio, collegata a questo aspetto e formulata a carico della ex dirigente regionale della Formazione, appare destinata a sgonfiarsi.

Dopo l’interrogatorio di oltre cinque ore di giovedì pomeriggio, accusa e difesa riordinano le carte, anche quelle portate dall’indagata ai pm Pierangelo Padova e Luca Battinieri. Si cercano lì altri possibili spunti di approfondimento per un’indagine penale che deve affrontare anche questioni politiche e amministrative, estranee all’interesse di una Procura della Repubblica.

Chiamata adesso a valutare se effettivamente l’incarico di gestire la giornata destinata al recepimento di migliaia di clic, per la selezione di 800 tirocinanti del Piano giovani, fu viziato nella fase dell’assegnazione. Perché — si chiede il pool coordinato dal procuratore aggiunto Dino Petralia — fu Italia Lavoro, con la Ett, ad essere scelta, per un’operazione costata tra 5 e 7 milioni? Le due aziende avevano i requisiti tecnici? E perché il flop?

 

R. AR.

 

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