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In Brasile la mania dei selfie invade anche le urne, ma è reato

I casi più comuni sono gli autoscatti dentro la cabina, inquadrando la preferenza di voto, poi pubblicati sui social network

RIO DE JANEIRO. La mania degli autoritratti scattati con il cellulare (i cosiddetti 'selfie') ha invaso anche i seggi elettorali in Brasile, dove si sono svolte le votazioni per il primo turno delle presidenziali e per le politiche.

La pratica è sempre più diffusa, nonostante costituisca un reato punibile con il carcere (si rischiano fino a due anni). I casi più comuni sono gli autoscatti dentro la cabina, inquadrando la preferenza di voto, poi pubblicati sui social network. Un comportamento che può sfociare in una denuncia per il crimine di «propaganda politica», vietata durante la giornata elettorale.

Di qualche giorno fa la notizia che negli Stati Uniti è addirittura nato l'Anti-Selfie Movement. «È tempo di essere Unselfie». "Basta sovraesporsi, recuperiamo un po' di mistero, è tempo di nascondere la propria faccia dallo spazio sociale", scrive il movimento americano Anti-Selfie che per veicolare il più possibile il suo messaggio ha aperto un sito e profili su molteplici piattaforme sociali (da Facebook a Twitter, da Instagram a YouTube).

Se proprio si vuole cedere alla tentazione di un selfie, chiede il movimento ai suoi seguaci, almeno si faccia con ironia, camuffandosi, con una mano sul viso o un cappello a larga tesa. Anche in Italia qualche mese fa è partita la campagna #setiselfieticancello, mentre il governo filippino li vuole addirittura proibire. Per inciso, la capitale finanziaria del paese Makati City, è secondo il Time la città al mondo dove si fanno più selfie pro capite.

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