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PARLA L'ESPERTO

Ebola, Farinella: «Contagio solo da fluidi, il pericolo non arriva dai migranti»

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PALERMO. «Un salto non logico ipotizzare che la Sicilia sia più esposta al virus ebola a causa degli sbarchi di migranti. Questi non si muovono in aereo o in auto, quindi arrivano da noi quando è già trascorso il periodo di incubazione che è di due o tre settimane». Enzo Massimo Farinella, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale «Cervello» di Palermo, mette in guardia da facili allarmismi: «Starei attento pure alle stime (l’Organizzazione mondiale della Sanità prevede che entro Natale i morti per ebola in Africa saranno tra 20 e 40 mila, ndr) perchè anche per la Sars o l’influenza aviaria erano stati diffusi numeri catastrofici che, per fortuna, non hanno poi trovato riscontro. Oggi, comunque, sembra sottostimata la conta delle vittime, 3 mila, già provocate dall’epidemia. Verosimilmente sono molte di più, ma le carenze del sistema informativo nei Paesi colpiti dall’epidemia non ci consentono di saperlo».
Tre componenti della Commissione Europea hanno recentemente parlato di «basso rischio di contagio» nel nostro continente. Ottimisti?
«In Europa, giacchè non esistono focolai epidemici, il rischio è condizionato dai flussi dei viaggiatori. Ma, ribadisco, non dai migranti che accogliamo con l’operazione Mare Nostrum. Va sottolineato chiaramente che modalità e tempi di arrivi nelle nostre coste escludono — se non tassativamente, almeno al 98 per cento — che tra loro possano esservi infetti. I sintomi si manifesterebbero prima».
Ritiene, comunque, che il nostro sistema sanitario sia attrezzato per affrontare questa «peste del Ventunesimo secolo»?
«Sia chiaro: nessuno può trattare nell’ospedale sotto casa pazienti affetti da questo tipo di patologie. Il malato, in mancanza di cure specifiche, va supportato nelle funzioni vitali e ciò deve avvenire in un ambiente di alto isolamento. Un tipo di dotazione strutturale che non è presente ovunque».

 

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