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L'INTERVISTA

Forte: «Renzi malato di promessite, il governo sa solo aumentare le tasse»

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L’economista ed ex ministro: «Non giova concedere esoneri ai bassi redditi tosando a dismisura coloro che ne hanno un po’ di più»

Un governo che fa troppe promesse. Il giudizio di Francesco Forte, economista, ex ministro e oggi analisti di fatti economici e politici non cambia. «Questo è un governo che sa solo aumentare le tasse». Anche sull'articolo 18 «ha detto molte cose ma ne ha fatto pochine». L'assicurazione di inserire nei decreti delegati l'abolizione del divieto di licenziamento appare «come un esempio della promessite» cui potrebbero non seguire fatti concreti. «Ma è tutto così in questo governo: parla ma poi non mantiene Che fine ha fatto la riforma del Senato che sembrava prioritaria? E la manovra economica?»

Lo chiediamo a lei professore: che fine ha fatto?

«Mi scuso fin da ora per i numeri aridi. Ma valgono molto più delle parole retoriche che spesso si leggono in materia fiscale. Il gettito fiscale è diminuito dall'inizio dell'anno. Non si può attribuire il fatto alla riduzione del nostro prodotto nazionale, che per il 2014 è ora calcolata dagli esperti del nostro ministero dell'Economia nel meno 0,3 per cento per il semplice fatto che nei primi sette mesi non c'è stata complessivamente alcun diminuzione, ma un andamento di crescita zero, che considerando il piccolo aumento dei prezzi che si è verificato, implica una piccola crescita del Pil in moneta corrente».

Il Pil con il calo delle entrate fiscali non c’entra: e allora?

«La diminuzione delle entrate si spiega con il fatto che il pastore del Pd, sia esso impersonato da Letta con Saccomanni ministro dell'Economia o da Renzi con Padoan strappa la pelle al contribuente con aliquote eccessive. La diminuzione dello 0,4 per cento del gettito delle imposte è avvenuta per somma algebrica. Da una parte l'aumento dell'Iva del 3,8 per cento pari a un miliardo che deriva dall'incremento dell'aliquota ordinaria dal 21 al 22. Una misura decretata dal governo Letta e iniziata nel quarto trimestre dello scorso anno e quindi non operativa nei primi sette mesi del 2013. Dall'altro lato c'è la riduzione del 19% dell'Ires, l'imposta sulle società, che ha fatto perdere 2 miliardi. Poi si aggiungono i 900 milioni in meno nell'imposta sul reddito personale l'Irpef, che ha registrato una diminuzione dello 0,8% e una vistosa diminuzione della cedolare secca sulle rendite finanziarie che arriva al 26 per cento per il risparmio gestito e al 11% per gli altri tipi di redditi di risparmi diversi dal debito pubblico».

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