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EDITORIALE

Regione e lavoro, si cambia o no?

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Ancora una volta la procedura dimostra la sua essenza: un sistema per coprire i fannulloni assieme ai padrini politici e sindacali che li proteggono

Regione e lavoro: si cambia o no? La cronaca torna ad accendere i riflettori sullo scandalo dell’interpello. Ancora una volta la procedura dimostra la sua essenza: un sistema per coprire i fannulloni assieme ai padrini politici e sindacali che li proteggono. Perché alla Regione la corte è sempre corta, spesso cortissima.

Nonostante in organico ci siano, direttamente e indirettamente, ventimila persone, non si trova mai nessuno da spostare. Nemmeno dagli uffici ormai chiusi. L’assessorato all’Energia ha fatto una richiesta per ventotto persone da mandare nei bacini minerari come custodi. Ovviamente nessuno è disposto a spostarsi. Eppure si tratta semplicemente di fare la guardia in superficie, non di scendere nel pozzo.

Niente da fare: se la Regione avrà bisogno di vigilantes dovrà rivolgersi a soggetti esterni. Ma è mai possibile che non ci sia modo di cambiare questa situazione? Mai possibile che non si trovi un accordo responsabile per far cessare lo scandalo? Eppure, a ben vedere, si tratta sempre e soltanto di una questione di rispetto e consapevolezza. Anche le devianze burocratiche e sindacali possono essere superate. Lo dimostra il caso della sanità dove un vecchio bando per reclutare un gruppo di dirigenti mancanti è stato completato senza spese aggiuntive per l’amministrazione. Una dozzina di manager sono stati spostati da altri uffici.

Altrettanti erano consulenti che hanno cambiato semplicemente poltrona. Una dimostrazione che quando prevale lo spirito costruttivo trovare una soluzione non è poi così difficile. Esattamente l’opposto di quanto sta accadendo nei centri per gli impieghi. Non è proprio da dire che questi sportelli abbiano mai svolto una funzione insostituibile. Ma adesso siamo proprio allo scandalo. Su duemila dipendenti ci sono 233 esuberi. Sono soprattutto impiegati di categorie più basse che prestano servizio in provincia.

Il loro lavoro ormai non serve più, ma di essere trasferiti non ne vogliono nemmeno sentir parlare. Come al solito hanno trovato immediata sponda nel sindacato che sostiene di aver già ricevuto precise garanzie in assessorato. Vista la situazione speriamo che qualcuno abbia capito male. Altrimenti sarebbe semplicemente scandaloso. Il caso limite è quello di Castelvetrano, dove l’esubero riguarda dieci funzionari e sei istruttori. Potrebbero occupare i vuoti esistenti nella stessa provincia di Trapani tra Alcamo, Marsala, Mazara del Vallo.

Nessuno, però vuole spostarsi. Eppure, in base alle nuove regole adottate dal governo Renzi, sarebbero obbligati. Sono tutte località che si trovano nel raggio di 50 km dall’attuale posto di lavoro. Perché la Sicilia deve sempre essere diversa rispetto al resto del Paese? E perchè sempre in peggio? A meno di non voler prendere il metro per misurare le distanze. Magari salta fuori qualche chilometro perduto.

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