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FESTA DEL SACRIFICIO

Due milioni di fedeli alla Mecca, paura per Ebola e Isis

Sono 60.000 gli uomini messi in campo per garantire la sicurezza dei fedeli e 22.000 i medici dislocati lungo il percorso del pellegrinaggio

ROMA. L'altro islam, quello vestito di bianco, ha celebrato ieri a Mina il primo giorno della Festa del Sacrificio, l'Eid al-Adha, uno dei momenti più sacri dell' Hajj, l'annuale pellegrinaggio alla Mecca. Le tuniche candide che vestono gli oltre due milioni di fedeli, simbolo dell'eguaglianza al cospetto di Allah, sembrano lontane anni luce dalle bandiere nere dell'Isis, e anche se difficilmente i seguaci di al Baghdadi si sporcheranno la mani con il sangue dei pellegrini musulmani, l'Arabia Saudita ha paura del terrorismo almeno quanto del contagio di Ebola.

Sono 60.000 gli uomini messi in campo per garantire la sicurezza dei fedeli e massiccia l'organizzazione per prevenire attentati, comprese le decine di arresti nelle scorse settimane. E 22.000 i medici dislocati lungo il percorso del pellegrinaggio e addestrati per riconoscere i sintomi del virus e isolare gli eventuali casi. Le autorità saudite hanno adottato misure severe, a partire dal blocco dei visti per i fedeli di Sierra Leone, Liberia e Guinea, i Paesi dove Ebola ha già fatto 2.200 vittime.

Rigidi anche i controlli negli aeroporti per individuare eventuali persone infette. Gli ospedali sono in allerta, ma finora non sono stati segnalati casi sospetti. Sul fronte terrorismo, ieri anche il grand mufti saudita, Sheikh Abdel Aziz Al-Sheikh, dal Monte Arafat - dove Maometto pronunciò l'ultimo sermone prima della morte - ha chiesto che i jihadisti dell'Isis siano «colpiti con il pugno di ferro» e ha ammonito, rivolgendosi ai fedeli: «La vostra religione e la vostra sicurezza sono minacciate».

Ma i pellegrini rimangono concentrati sul pellegrinaggio, uno dei cinque precetti obbligatori dell'Islam, e sul rito dell' «Al Jamarat» il lancio di pietre contro la grande stele di Mina che simboleggia il male e Satana, apparso tre volte ad Abramo per convincerlo a disobbedire a Dio che gli aveva ordinato di sacrificare il figlio Isacco. Al termine, della lapidazione simbolica inizia l'Eid Kabir, la «Festa Grande», segnata dal sacrificio di migliaia di montoni e agnelli, la cui carne deve essere distribuita ai musulmani che ne hanno bisogno.

Un miliardo e mezzo di musulmani nel mondo osservano la tradizione, anche se oggi la distribuzione della carne è affidata in gran parte ad agenzie specializzate. Quest'anno, per la prima volta dopo 33 anni, la Festa del Sacrificio coincide con lo Yom Kippur, la più sentita tra le festività ebraiche. A Gerusalemme est, migliaia di fedeli hanno assistito alla preghiera alla Moschea di Al Aqsa e non ci sono stati incidenti. In Israele tutto si è fermato - compresi i trasporti aerei - per celebrare il «Giorno dell'Espiazione».

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