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ROMA

Teatro, Milena Vukotic sul palco con "Regina madre"

L'attrice segna un punto della sua lunga carriera, svoltasi fra Fellini e Fantozzi, fra la danza (era ballerina classica) e le soap opera di «Un medico in famiglia»

ROMA. Con «Regina madre» di Manlio Santanelli interpretata da Milena Vukotic si è aperta la stagione del Teatro dell'Angelo, a Roma: una stagione diretta dall'attore regista Antonello Avallone, quasi tutta dedicata a testi italiani. Nei prossimi mesi, infatti, si vedranno opere di Mino Bellei, con Paola Gassman; di Aldo Nicolai, con Miranda Martino e Carlo delle Piane; dello stesso Avallone che riscrive «La vera storia di Natale in casa Cupiello» e altri. Una serie di titoli che smentisce chi crede troppo poco alla drammaturgia nazionale. Qui infatti siamo di fronte ad un'opera a due personaggi nata a metà degli anni Ottanta (il suo autore è nato a Napoli nel 1938), più volte recitata in Italia e tradotta in 19 lingue; un successo che allora seguì un altro fortunato testo di Santanelli, dal titolo «Uscita d'emergenza».

«Regina madre» è una classica commedia a due personaggi, un duello verbale ed emotivo fra due caratteri che prima o poi faranno i conti l'uno con l'altro. Prende le mosse da un classico 'ritorno a casa'. Alfredo, grigio cinquantenne segnato dal duplice fallimento di un matrimonio naufragato, che ancora lo coinvolge, e di una carriera giornalistica nella quale non è riuscito ad emergere, un giorno si presenta a casa della madre. Si dice deciso a rimanervi per poterla assistere nella malattia. In realtà nutre il segreto intento di realizzare uno scoop senza scrupoli: raccontare gli ultimi mesi e la morte della vecchia signora.

Ma Regina, seppure affetta da ogni specie di infermità, appartiene alla categoria delle matriarche indistruttibili. Tra i due personaggi in si instaura così un teso duello, condotto mediante uno scambio ininterrotto di ricatti e ritorsioni, di menzogne e affabulazioni. La vicenda si svolge in un interno domestico e rassicurante, che però finisce per assumere i toni e le suggestioni di un realismo allucinato. In questo microcosmo dai confini continuamente invocati e negati, madre e figlio si inseguono, si cercano e si respingono saccheggiando presente, passato e futuro, in una incalzante altalena di emozioni, amarezza, umorismo e grottesco.

In questo scambio pieno di tensione Milena Vukotic segna un punto della sua lunga carriera, svoltasi fra Fellini e Fantozzi, fra la danza (era ballerina classica) e le soap opera di «Un medico in famiglia». Avallone recita con convinzione e conduce il gioco bene anche da regista.

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