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CANTIERI DELLA ZISA

A Palermo il mondo crudo ed estremo di Antoine D’Agata

Al fotografo francese di origini siciliane, la Galleria X3, l'Institut français Palermo e il Sicilia Queer filmfest dedicano una mostra. Qui sarà proiettato anche il suo ultimo lungometraggio, quasi un diario

PALERMO. Un autore tra i più controversi, un fotografo tra i più influenti della sua generazione, che dal 2004 fa parte dell'Agenzia Magnum. Uno che cerca l'abisso invece di abbassare lo sguardo. Lui stesso tessera indispensabile della sua opera, perché la sua vita è connessa alla sua arte. A lui, Antoine D'Agata, fotografo francese di origini siciliane, la Galleria X3, l'Institut français Palermo e il Sicilia Queer filmfest dedicano Visioni e percorsi in Antoine D'Agata, due giornate, aperte al pubblico, dedicate al suo lavoro per approfondire i vari aspetti della sua produzione artistica, della sua complessità, del suo mondo crudo ed estremo ma profondamente autentico come pochi altri.

Le viscere come matrice creativa, l'immoralità rintracciata nell'ipocrisia: in questa sua ricerca di verità, la macchina fotografica è l'oggetto che gli assicura il minor scarto possibile dalla realtà che vuole restituire. Due giorni due, curati da Silvia Renda e Giulia Scalia, che prevedono oggi un incontro di D'Agata con il pubblico (ore 18.30 presso l'Institut francais), la proiezione (ore 21, Sala De Seta ai Cantieri) del suo ultimo lungometraggio, Atlas, un percorso autobiografico e geografico, una sorta di diario di un uomo privo di appartenenza ai luoghi e senza legami, al ritorno da uno dei viaggi nei quali ha scattato immagini del mondo e dell'uomo pregne di violenza, dove i corpi perdono bellezza e armonia.

«Atlas - spiega - è il desiderio di mettere in scena il mio doppio, A., in diversi luoghi del mondo, nella disperata ricerca di una memoria perduta. Ciascuno degli otto affreschi contiene la bellezza e il dolore delle donne con le quali condivido una parte di vita. Ognuna si racconta con una voce fuori campo, per evitare un ritratto troppo evidente. Ho voluto sondare i limiti di A. e i limiti del visibile. Cosa guardare? Come mostrare ciò che è stato visto? Come comprenderlo? Certo, il mio lavoro può imbarazzare. Senza dubbio, lo si può considerare pornografico. Eppure, ciò che cerco non è l'eccitazione dello spettatore, né una qualsiasi posizione voyeuristica. Filmo ciò che vedo e come lo vedo».

Domani, invece, presso la Galleria X3 (ore 18.30), è in programma l'incontro con la curatrice, e fondatrice della casa editrice «Avarie», Giuliana Prucca e con lo stesso fotografo, per la presentazione del volume Position(s), un montaggio di testi e foto, in cui la scrittura s'intreccia all'immagine in una continuità narrativa. An.Fi.

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