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ARTE SUL PALCO

Arnaldo Pomodoro, uno scultore per il teatro

Allestita una mostra al Caos di Terni che aprirà i battenti l'11 ottobre pomeriggio, per chiudere il 18 gennaio 2015 e che punta principalmente l'attenzione su 50 anni di collaborazione tra l'artista e il teatro

ROMA. È dal 1954, dall'arrivo a Milano e la frequentazione del mondo della cultura dell'avanguardia (da Sinisgalli a Fontana, da Munari a Giò Ponti) che Arnaldo Pomodoro, nato a Morciano di Romagna nel 1926, porta avanti la sua ricerca architettonico-spaziale, sviluppando un linguaggio coerente che compone, in complesse strutture tridimensionali, i contrasti interno-esterno, erosione-politezza. Cosa evidente nelle sue celebri sfere, che hanno via via acquistato dimensioni monumentali in una inedita e personale ricerca spaziale in cui lo scultore, l'architetto e lo scenografo sono la stessa cosa, uno la prosecuzione del lavoro dell'altro, ed hanno il proprio ed esemplare capolavoro nell'ideazione del cimitero di Urbino.
È questo che si propone di far capire e evidenziare la mostra «Arnaldo Pomodoro - Spazi scenici e altre architetture» curata da Antonio Calibi, che apre al Caos di Terni l'11 ottobre pomeriggio, per chiudere il 18 gennaio 2015 e che punta principalmente l'attenzione su 50 anni di collaborazione tra l'artista e il teatro.

Se col teatro acquista familiarità da bambino, aiutando lo zio, siparista al lirico di Rimini, Pomodoro,diplomato geometra, lavora al genio civile delle Marche alla ricostruzione postbellica, ed è allora che acquista quella sapienza dello spazio che si porterà dietro tutta la vita. «Esigenza prioritaria nel mio lavoro è sempre stata la relazione dell'opera con lo spazio in cui viene collocata - ha sempre ribadito - La scultura, infatti, è la realizzazione di un 'proprio' spazio dentro lo spazio maggiore dove si vive o ci si muove. L'opera, quando trasforma il luogo in cui è posta, ha veramente una valenza testimoniale del proprio tempo, riesce ad improntare di sè un contesto, per arricchirlo di ulteriori stratificazioni di memoria».

E il lavoro col teatro è proprio intervento nello spazio, legato però a uno sviluppo, a un movimento, alla dimensione tempo, e assieme fortemente simbolico e, naturalmente, agibile all'azione attoriale. Così, «quando il critico Franco Quadri lo presenta al quel regista visionario e malato di grandeur che è Luca Ronconi, reduce da poco dal successo del suo Orlando furioso, nasce subito la collaborazione per uno spettacolo inverosimile e meraviglioso, che viene pensato tutto sull'acqua del lago di Zurigo, dove zattere degli spettatori si muovono inseguendo quelle su cui recitano gli attori, in una notturna instabilità», come spiega Calbi a proposito della messinscena di 'Caterina di Heilbronn' di Kleist nel 1972, quando un piccolo incidente durante la prova generale provocò la
proibizione ad aprire il tutto al pubblico, così che il lavoro fu trasferito al chiuso.

Ci vorranno quasi dieci anni perchè Pomodoro accetti di tornare a lavorare col teatro e, dopo alcune prove con la lirica, arriverà il grande progetto delle Orestiadi di Gibellina tra i ruderi della cittadina terremotata, su testi di Isgrò e regia di Filippo Crivelli, che andò avanti per 5 anni, con la realizzazione di spettacoli epici e grandiosi, in cui i monumentali interventi scenografici si legavano a muri e case diroccate, acuendo il senso arcaico e mitico dei lavori (la Trilogia di Eschilo, più Didone e poi Cleopatra).

Da allora è un continuo collaborare con grandi registi, con i suoi interventi condizionanti, sempre di forte impronta visiva e simbolica, sino a quest'anno, quando con i suoi 88 anni è andato a lavorare al teatro greco di Siracusa per realizzare un Oreste e, finalmente, una commedia, Le vespe, divertendosi a immaginare una sorta di gigantesco alveare dalle cui celle si sporgono comicamente teste e busti degli interpreti.

Disegni, bozzetti, foto, video, modellini, costumi e bellissimi accessori ( Pomodoro nacque del resto come orafo fondando il gruppo P3 col fratello Giò e Giorgio Perfetti) costituiranno la mostra curata da Calbi, uomo di teatro, già direttore del Settore spettacolo del Comune di Milano e oggi direttore del Teatro di Roma.  La scelta di Terni nasce dal rapporto che l'artista ha avuto con la cittadina umbra, dai suoi interventi monumentali in essa, a cominciare dalla celebre Lancia di luce del 1995 sino al Carapace della cantina-scultura per la Lumelli di due anni fa, come precisa l'assessore alla cultura Giorgio Armillei, ribadendo nello sviluppo delle arti performative del Comune.

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