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Mario Sechi: «L’articolo 18 è archeologia, per la ripresa serve l’innovazione»

Per l’editorialista del Foglio «in Italia il Palazzo si divide su un residuato bellico mentre altrove il mondo del lavoro è avanti anni luce»

«Le grandi nazioni, i nostri competitor, ci guardano divertiti mentre discutiamo di articolo 18. Archeologia pura. E mentre il Pd si divide e il Parlamento blatera, si mangiano le nostre quote di mercato nei settori industriali di punta». Mario Sechi, editorialista del Foglio, già direttore del quotidiano romano Il Tempo, commenta spazientito l'infinito dibattito sulla controversa norma-simbolo dello Statuto dei lavoratori che prevede, almeno nelle aziende con più di quindici occupati, il reintegro per i licenziati senza giusta causa.

ARTICOLO 18, UN TORMENTONE. QUESTIONE SOPRAVVALUTATA?

«L'articolo 18 è superato dalla storia, lo sanno tutti. Renzi su questo punto ha fatto un buon intervento in direzione, chiaro, sintonizzato sulla contemporaneità, senza ambiguità. In questo Renzi è un perfetto leader post-ideologico. L'articolo 18 è un totem che non si può più venerare, perché ogni volta che ti avvicini vieni fulminato».

CIOÈ?

«Per le imprese è una zavorra. Chi va in crisi, licenzia comunque. Chi cresce, cerca altre soluzioni. Nel frattempo l'automazione sta macinando posti di lavoro e triturando vite. Sono stato a Singularity University, nella Silicon Valley, nell'ottobre del 2010 — ci è andato anche Renzi, spero abbia compreso la sfida reale e ho visto cosa stanno progettando i titani della tecnologia».

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