Lunedì, 24 Settembre 2018
L'ANALISI

Articolo 18, la sinistra prigioniera di schemi troppo vecchi

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Ci sono poche cose sulle quali c'è un consenso unanime tra gli economisti. Tra queste, la convinzione che senza investimenti privati un'economia non può crescere. Gli investimenti privati sono però soggetti ad una regola imprescindibile, quella dell'avversione al rischio. Ne consegue che in tutti i Paesi in cui domina l'incertezza sulle regole che disciplinano i rapporti di lavoro gli investimenti non si fanno e l'economia volge verso un inevitabile declino.

L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori prevede norme molto più rigide di quanto accada negli altri Paesi europei dove prevalgono, nel caso dei licenziamenti per oggettivi motivi economici, indennizzi commisurati all'anzianità del rapporto. Fatto salvo il caso dei licenziamenti discriminatori, Il reintegro, quando c'è, viene ordinato dai giudici sempre sulla base di un equo bilanciamento tra le ragioni dei lavoratori e quelle delle imprese. Ma l'articolo 18, in quanto tale, sarebbe il male minore se non vi fosse stata la riforma Fornero del 2012 che ha trasformato il licenziamento per oggettivi motivi economici in un vero e proprio giuoco d'azzardo. La riforma Fornero ha affidato ai giudici la più totale discrezionalità nella scelta tra l'indennizzo o il reintegro consentendo agli stessi di valutare perfino il comportamento soggettivo delle parti nella prodromica fase di conciliazione. Oltre al reintegro è prevista una sanzione a carico dell'impresa qualora il giudice ritenga la motivazione del licenziamento manifestamente insussistente.

 

Questa valutazione può essere espressa sulla base di convinzioni del tutto soggettive, prive di qualunque supporto probatorio, da un magistrato che non è necessariamente un esperto di riorganizzazioni produttive. Ne consegue che lo stesso fatto può essere giudicato in modo opposto da un giudice di Palermo piuttosto che da un giudice di Milano. La vertenza giudiziaria segue la regola dei tre gradi di giudizio e si conclude non dopo qualche mese ma dopo qualche anno. Con la riforma Fornero la certezza del diritto è totalmente tramontata.

Nell'economia globalizzata il requisito della certezza del diritto è l'elemento più significativo che distingue i Paesi a rischio da quelli che non lo sono. Potendo scegliere senza le limitazioni geopolitiche del secolo trascorso, gli investitori evitano i paesi a rischio e questo spiega perchè l'Italia, pur essendo un posto nel quale tutti vorrebbero vivere, è il paese europeo che ha meno investimenti esteri. Oltre che la normativa sul lavoro concorrono ad aggravare questa situazione il disincentivo di una tassazione elevata, alla quale troppo spesso corrispondono servizi mediocri e l'eccesso della regolamentazione, causa principale di un'endemica corruzione.

L'articolo 18, nato nel 1970 alla fine del ciclo di crescita economica del dopo guerra, rispecchiava un'economia ancora chiusa alla competizione globale, con pochissima concorrenza, dominata da grandi imprese monopolistiche che non avevano la necessità di ristrutturarsi per restare sul mercato. Oggi quel modello economico è solo nei libri di storia. Oggi competono i sistemi-Paese e le imprese sopravvivono e si sviluppano soltanto se possono cambiare il proprio assetto organizzativo nel modo più rapido possibile per fronteggiare competitori che, facendolo più velocemente di quanto tu riesca a fare, ti espellono dal mercato. La rapidità delle imprese nell'adattarsi alle mutevoli condizioni dei mercati dipende in gran parte dalla normativa sul lavoro dei Paesi in cui risiedono. La minoranza del Partito Democratico ha nobili e legittime ragioni ideologiche per difendere le norme sui licenziamenti dell'articolo 18, così come modificate dalla riforma Fornero, ma non ha per nulla capito che gli interessi dei lavoratori si difendono soltanto interpretando con grande realismo le condizioni del mercato del lavoro di oggi e di domani, belle o brutte che siano, non quelle di un modello economico definitivamente scomparso. Condizioni che non dettiamo noi ma il mercato globale.

Gli interessi dei lavoratori verranno sempre più mortificati se il sistema-Italia resterà escluso dalla competizione globale perchè privo della certezza del diritto e dominato da negative diversità rispetto ai sistemi concorrenti. Non ha capito che il capitalismo di questo secolo è totalmente diverso da quello del '900 e che l'Italia non può avere un futuro se resta prigioniera di schemi ideologici che tutti i paesi europei hanno da tempo abbandonato. In questo senso quella sull'articolo 18 è anche una battaglia simbolica. Soltanto se la sinistra saprà compiere questo passo in avanti anche sull'articolo 18, le altre riforme attese saranno realizzabili. Gli interessi costituiti delle tante corporazioni che si sentono minacciate confidano in una sconfitta per indebolire il nemico e avviare la restaurazione. Confidano nella provvida alleanza della minoranza del Pd.

 

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