Lunedì, 22 Ottobre 2018
LAVORO

Fiat Termini, i sindacati dicono sì al piano Grifa ma senza licenziamenti

La proposta industriale, illustrata ai sindacati nei giorni scorsi, prevede un investimento di 350 milioni di euro e l'assunzione entro il 2018 di 476 operai su 770 di Fiat e Magneti Marelli

 PALERMO. Solo con la formula della cessione di ramo d'azienda dello stabilimento e del personale di Fiat e Magneti Marelli potrebbe partire il piano di Grifa a Termini Imerese. Lo rendono noto i sindacati al termine dell'incontro al ministero del Lavoro con azienda e rappresentanti dei lavoratori sul piano presentato dalla società, disposta a costruire auto ibride nell'ex fabbrica del Lingotto.

La proposta industriale, illustrata ai sindacati nei giorni scorsi, prevede un investimento di 350 milioni di euro e l'assunzione entro il 2018 di 476 operai su 770 di Fiat e Magneti Marelli, a condizione però di attingere dalle liste di mobilità. Ma sull'ipotesi di un'eventuale licenziamento del personale da riassumere solo in parte, i sindacati avevano detto di no.

 

Sono 1.100 le tute blu di Fiat e dell'indotto in cig in deroga fino al 31 dicembre, ma senza soluzioni industriali dal 14 ottobre il Lingotto potrebbe avviare le procedure di licenziamento collettivo. «Per far partire il piano - dice il segretario provinciale della Uilm Vincenzo Comella -, Grifa ha chiesto di poter utilizzare la cassa integrazione per ristrutturazione aziendale, dicendo di averne bisogno nella fase di avvio della nuova attività. Ma per il ministero il ricorso agli ammortizzatori sociali non è possibile se il personale viene licenziato, la misura può essere attivata solo in caso di continuità contrattuale e quindi con il passaggio diretto da un gruppo all'altro».

Per la Fiom occorre fare presto. «Non c'è tempo da perdere - dicono Michele Palma e Roberto Mastrosimone dei metalmeccanici della Cgil - e invece si continua a discutere, c'è bisogno di un'accelerata perchè l'unica certezza è che tra due settimane Fiat potrebbe avviare i licenziamenti collettivi. Servono chiarezza e garanzie per tutti gli operai sia per quelli diretti che per l'indotto».

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