Lunedì, 19 Novembre 2018

Altri 678 milioni per la cassa integrazione, i sindacati: "Misure non risolutive"

Sicilia, Economia

ROMA. Con altri 678 milioni il governo dà  ossigeno a cassa integrazione e mobilità in deroga nel 2014: le  risorse per l'anno in corso salgono così a 1,72 miliardi.  «Abbiamo voluto dare risposta ad un'emergenza, con l'intenzione  di costruire un ponte verso un nuovo assetto complessivo degli  ammortizzatori sociali», spiega il ministro del Lavoro, Giuliano  Poletti, che con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha  firmato ieri il decreto interministeriale che fissa nuove regole  e limiti per gli ammortizzatori in deroga, e individua ulteriori  risorse (la legge di stabilità prevedeva 1,4 miliardi per il  2014, ma di questi 800 erano già stati utilizzati per il 2013).   


  È fredda l'accoglienza dei sindacati. Cgil, Cisl e Uil usano  le stesse parole: risorse e misure messe in campo con il decreto  «non sono risolutive». Alla Cgil non piace che le risorse «in  realtà si stornano da altri capitoli del lavoro verso la  deroga»: per il segretario confederale Serena Sorrentino «ancora  una volta il governo non cambia verso» perchè c'è uno  spostamento di risorse« dagli incentivi per l'occupazione e  dalla formazione continua, quindi tra diversi capitoli dello  stesso fronte, le politiche per il lavoro. Mentre delle nuove  regole appare "pesante aver introdotto l'aumento dell'anzianità  lavorativa per poter accedere agli ammortizzatori in deroga che  penalizzerà proprio quei contratti temporanei fortemente  incentivati dal governo"; Il decreto "non sembra un intervento  risolutivo che consentirà a imprese e lavoratori di avere le  garanzie necessarie".    


La Cisl, con il segretario confederale Luigi Sbarra, fa  notare che il decreto "ha accolto solo parzialmente le  osservazioni critiche del sindacato", e avverte: "La soluzione  individuata sulla durata massima degli ammortizzatori in deroga  (11 mesi per il 2014, 5 mesi per il 2015), se da una parte fa  salvo il 2014, dall'altra non fa che rinviare l'emergenza al  2015, anno per il quale le previsioni economiche sono ancora  negative"; se c'è "apprezzamento" per l'iniezione di risorse,  c'è anche preoccupazione per le nuove "forti restrizioni" che  "creeranno nel Paese e sopratutto nelle aree del Mezzogiorno  problemi e tensioni sociali che il Governo sta sottovalutando".  

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