Giovedì, 15 Novembre 2018

Raffineria di Gela, la riconversione non convince: riprendono le trattative

GELA. Riprenderanno oggi a mezzogiorno, le trattative fra il Governo, l’Eni, i sindacati e la Regione per discutere della vertenza sulla Raffineria di Gela. Il ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi, nella tarda serata di ieri, dopo la rottura delle trattative, ha riconvocato le parti. Il piano industriale illustrato dall’Eni, che prevede la riconversione della raffineria di Gela, non è stato ritenuto credibile dai sindacati i quali hanno chiesto all’Eni, per proseguire il confronto, di procedere al riavvio almeno di una delle tre linee di produzione del sito di Gela. Intanto questa mattina, a Gela sono stati rafforzati i presidi. Fra i lavoratori, sia del diretto che dell’indotto, c’è molta rabbia e disperazione. E’ da un mese, che le maestranze presidiano la fabbrica, giorno e notte, impedendo l’accesso dei mezzi pesanti in entrata e in uscita e l’ingresso dei lavoratori dell’indotto. E’ garantita la messa in marcia solo degli impianti ritenuti necessari, come il depuratore biologico che serve la città e la centrale termoelettrica. Proprio per questo, il prefetto, Carmine Valente, ha precettato all’incirca 200 turnisti. Le estrazioni petrolifere sono state bloccate e i serbatoio sono stracolmi. Fermata il 15 marzo, da quando si è verificato un incendio, anche l’Unica delle tre linee di produzione che era rimasta in marcia.
C'è una moderata soddisfazione, a Gela, per l'accordo firmato a Roma, da Eni e sindacati. I lavoratori che da quasi un mese presidiano le vie di accesso al petrolchimico non si fidano e non intendono rimuovere i blocchi, malgrado un apposito invito del sindaco, Fasulo.  Vogliono conoscere nel dettaglio i termini dell'intesa siglata al ministero dello sviluppo economico. «Da qui non ci muoviamo» dicono con fermezza le maestranze, «l'Eni è inaffidabile, abbiamo subito troppi inganni».
Le segreterie territoriali, invece, salutano positivamente l'accordo perchè giunto dopo una rottura che sembrava insanabile e perchè rimuove le basi dello scontro tra azienda e sindacati.
Nel verbale si legge infatti che le parti riconoscono la validità degli accordi sottoscritti nel 2013 e nel 2014 relativamente ai siti di Gela e Porto Marghera, ovvero gli stessi accordi che l'azienda aveva strappato unilateralmente il 2 luglio scorso.
Per Sergio Gigli della Femca Cisl l'accordo «significa che si riprende a lavorare subito con le manutenzioni, mentre il confronto con Eni si trasferisce a livello locale con le segreterie territoriali per una verifica, entro la prima settimana di settembre, delle condizioni di un accordo definitivo». Nelle prossime ore saranno convocate le assemblee con i lavoratori per illustrare i termini dell'intesa. Le riunioni si faranno nei vari presìdi degli operai in lotta. Per i segretari generali della Cgil Sicilia, della Filctem regionale, della Cgil di Caltanissetta e della Fiom Sicilia, l'accordo «è una vittoria netta del sindacato, un passo indietro dell'Eni, un cambio di rotta significativo, frutto delle battaglie di questi giorni, che dà speranza e prospettive a un intero territorio». In una nota congiunta Michele Pagliaro, Giuseppe D'Aquila, Ignazio Giudice e Roberto Mastrosimone invitano però alla cautela ammonendo che «la partita non si chiude qui, perchè a settembre si avvierà il confronto sulle prospettive strategiche del sito di Gela con il coinvolgimento delle le strutture territoriali». I sindacati dicono di aspettare la definizione dei numeri del piano industriale: dai livelli occupazionali di diretto e indotto agli i investimenti, agli assetti produttivi, ai tempi della ripresa effettiva.

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