Sabato, 17 Novembre 2018

Ustica, un progetto europeo per una rete antimeduse

USTICA. Nell’area marina protetta di Ustica  prende il via domani una delle iniziative del progetto europeo  Med-jellyrisk: la messa in opera di reti antimeduse per la  protezione dei bagnanti. Il progetto, coordinato dal prof. Stefano Piraino (Università  del Salento), è stato finanziato per un ammontare di  2,33  milioni dalla Unione Europea attraverso lo strumento europeo di  vicinato e partenariato per la cooperazione transfrontaliera nel  bacino del Mediterraneo (www.enpicbcmed.eu) ed è finalizzato a  sviluppare strumenti per la mitigazione degli impatti causati  dall'aumento di meduse nel Mediterraneo, che rappresentano una  crescente minaccia per le attività umane in prossimità di zone  costiere (incluse le attività ricreative, la pesca e  l'acquacultura). Il Consorzio Med-jellyrisk è capitanato dal  Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare  (Conisma) ed è costituito da istituti di ricerca di Italia  (Università del Salento), Spagna (Icm-csic, Barcelona), Malta  (UoM, University of Malta), e Tunisia (Fsb, Facultè Sciences de  Bizerte; e Inat, institute nationale agronomique de Tunisie).  Al fine di promuovere lo sviluppo socio-economico e del  territorio incentrato su innovazione e ricerca, creando sinergie  tra le potenzialità dei paesi che si affacciano sul  Mediterraneo, il progetto prevede l'attuazione di diverse fasi  nel triennio 2013-2015. Tra queste, il monitoraggio integrato  delle proliferazioni di meduse, degli impatti antropogenici e  climatici sul fenomeno e degli impatti socioeconomici, anche per  il settore turistico, causati dal fenomeno delle proliferazioni  di meduse, nelle acque costiere.  Il progetto è fortemente sostenuto dall'Assessorato regionale  al Territorio e Ambiente: «Le acque del Mediterraneo - dice  l'assessore Mariarita Sgarlata  - hanno registrato una  proliferazione  progressiva di meduse. Causa di questo fenomeno  da un lato i cambiamenti climatici in corso, dall'altro  l'impatto di alcune attività antropiche, quali il trasporto  marittimo e lo sfruttamento di risorse naturali. Questo fenomeno  ha impatti diretti sulle attività umane, ricreative, turistiche  e produttive, nelle aree costiere». 

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