Sabato, 22 Settembre 2018

Eni, Gela scende in piazza

Sicilia, Archivio

GELA. Un lungo serpentone di ventimila persone ha attraversato in corteo Gela, a difesa della raffineria. Non solo lavoratori e neanche soltanto sindacati, ma tantissimi cittadini e le rappresentanze istituzionali della provincia di Caltanissetta sfilano per le strade.   
In piazza insieme al segretario regionale della Cisl Maurizio Bernava e alla leader nazionale della Cgil Susanna Camusso ci sono il vescovo di piazza Armerina monsignor Rosario Gisana, che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera aperta alla diocesi chiedendo per Gela "non tagli ma investimenti".  
In corteo anche i sindaci del comprensorio. Quello di Gela Angelo Fasulo, il vicesindaco di Caltanissetta, i primi cittadini di Riesi, Sommatino, Niscemi. Inoltre, i vertici territoriali di Cgil Cisl Uil. Per la Cisl, Emanuele Gallo. Lungo tutto il percorso manifesti ricordano che "Il lavoro è l'unica forma di libertà dell'uomo". In mezzo alle bandiere sindacali, inoltre, si nota pure quella della sezione Marinai di Gela. A lavoratori e sindacati è anche arrivato un messaggio dell'arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi. A chiudere il corteo i Tir del settore agroalimentare. Al corteo hanno partecipato anche Paolo Pirani, segretario nazionale dei lavoratori dell'energia della Uiltec-Uil e Maurizio Landini, segretario dei metalmeccanici della Fiom Cgil. Nutrite le delegazioni giunte da ogni angolo della Sicilia, da Messina, Palermo, Termini Imerese e Siracusa, siti produttivi che, come Gela, rischiano o hanno già conosciuto la chiusura.
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CAMUSSO: "IMPENSABILE CHE ENI LASCI GELA". «Non si può pensare che l'Eni abbandoni uno dei territori più infrastrutturali d'Italia, che per giunta sta in Sicilia, una regione che di solito si dice manchi di infrastrutture e di possibilità». Lo ha detto la leader della Cgil, Susanna Camusso, a Gela alla manifestazione in occasione dello sciopero in difesa della continuità produttiva della raffineria dell'Eni. «A Gela una soluzione è possibile. - ha concluso Camusso - Non siamo di fronte a un'azienda in difficoltà. Per il bene del Paese, può decidere di non distribuire dividendi e di investire invece le risorse guardando in prospettiva. Se si vogliono fare scelte di investimenti innovativi, penso al bio-fuel, queste si affiancano non si sostituiscono alla raffineria».


"SENZA IDEE SU LAVORO PAESE NON SI RIPRENDERÀ". «Da Gela parte una richiesta precisa: mettere al primo posto il bisogno di difendere con le unghie e coi denti il lavoro che c'è e di crearne dell'altro. Non esiste un'idea di ripresa in questo Paese se non si parte dal lavoro». Lo ha detto la leader della Cgil, Susanna Camusso, a Gela alla manifestazione in occasione dello sciopero in difesa della continuità produttiva della raffineria dell'Eni e dei 3.500 posti di lavoro che rischiano di essere cancellati da progetti di ridimensionamento. Alla domanda se c'è il rischio che Gela possa trasformarsi in un'altra Termini Imerese, Susanna Camusso ha detto: «Termini Imerese, sia per la Regione Sicilia, sia per il ministero dello sviluppo economico, rappresenta l'incapacità di dare attuazione a un progetto di reindustrializzazione tante volte annunciato». «Questo - ha aggiunto - significa non avere un'idea di cosa farà questo Paese. L'industria è stata ampiamente ridimensionata. Ormai siamo più vicini alla soglia critica che alla tranquillità di rimanere il secondo paese industriale d'Europa».


"IN ITALIA NESSUNO SCOMMETTE SU CRESCITA". «Purtroppo, in Italia non c'è nessuno che sta scommettendo sulla crescita e la vertenza Gela rappresenta la tentazione dei grandi gruppi industriali italiani di collocarsi al punto basso della crisi attraverso operazioni che continuano ad apparire sempre meno comprensibili». Lo ha detto, a Gela, la leader di Cgil Susanna Camusso in merito alla vertenza dell'Eni. «Eni - spiega la Camusso - da questo punto di vista sta facendo un'operazione che purtroppo non è solidale. La siderurgia sta vivendo una fase analoga. Scontiamo in questo due elementi: da lungo tempo la politica di Eni non è una politica di sviluppo; l'altra riguarda la posizione di un governo azionista, che, come altri governi precedenti, non si capisce in politica industriale che scelta faccia. La vicenda di Gela e del suo territorio, ovvero di una realtà che dipende dalla petrolchimica, diventa perciò emblematica rispetto alle scelte del Paese».

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