Mercoledì, 26 Settembre 2018

Quando la cucina parla donna Spopolano i piatti rosa della Sicilia

Per anni la ristorazione internazionale ha decretato la supremazia degli uomini tra i fornelli, ma negli ultimi tempi tra i fuochi si sta imponendo anche l’estro femminile
Sicilia, Tempo libero

Per decenni, a primeggiare in cima alle liste, stilate dalle più prestigiose guide internazionali, sono stati i nomi di chef uomini. Oggi, però, una visione d'insieme sul panorama della ristorazione d'eccellenza consente di notare che qualcosa sia mutato: la cucina ha, ormai da qualche tempo, aperto le proprie porte alle donne. E ciò avviene anche a Palermo, città che ospita l'unica chef donna in tutta la Sicilia ad aver ricevuto l'ambita stella Michelin. Si tratta di Patrizia Di Benedetto, chef del celebre ristorante «Bye Bye Blues» di Mondello.
Di formazione non alberghiera, ma forgiatasi con l'esperienza acquisita nel tempo grazie alle varie trasferte internazionali che l'hanno vista protagonista a partire dal 1997 in numerosi ristoranti statunitensi, Patrizia Di Benedetto confessa di aver incontrato qualche difficoltà, ad affermarsi in quanto chef donna nel rapporto coi propri collaboratori in cucina, soltanto ai suoi esordi. «Questo pregiudizio adesso è superato - racconta la Di Benedetto - personalmente, ho superato l'iniziale problema circondandomi di collaboratori giovani, di mentalità più aperta rispetto ai colleghi più anziani». L'arrivo della prestigiosa stella d'oltralpe, avvenuto nel 2010, consacra dunque in città il successo di un nome femminile, quello di Patrizia, permettendole di divenire, secondo una considerazione scevra da ogni pregiudizio di genere, uno dei capisaldi della ristorazione palermitana.
Non ha avuto difficoltà a riscuotere consensi tra i colleghi di sesso maschile neppure Bonetta Dell'Oglio, altra chef palermitana di consolidata fama. Neanche in questo caso di formazione alberghiera, Bonetta si è accostata al mondo della cucina sin da tenera età: «Aver vissuto 30 anni in campagna è stato un dono che la vita mi ha dato per affinare la conoscenza delle tecniche agricole», presupposto imprescindibile all'arte del cucinare, secondo la chef della «biodiversità». Dopo l'esperienza presso il noto ristorante palermitano «la Dispensa dei Monsù», conclusasi nel gennaio 2012,e le molteplici incursioni all'estero, la Dell'Oglio, oggi ambasciatrice di Slow Food, responsabile della cucina di Mandrarossa, mamma di tre figli, si dedica all'attività di chef itinerante, nonché di divulgatrice: è fondatrice, infatti, della «Rivoluzione in un chicco», un movimento culturale attraverso il quale la chef spinge ed incita i panificatori, i pizzaioli, i ristoratori ed i consumatori ad una scelta informata e consapevole degli ingredienti, partendo dai grani. Il successo raccolto dalle sue innumerevoli iniziative è riprova dell'avvenuto riconoscimento di Bonetta Dell'Oglio nello scenario ristorativo italiano ed internazionale.
Il confronto con l'universo maschile in giacca da cucina non ha intimorito nemmeno Giusy Madonia, classe 1983, esordiente chef palermitana che ha da poco preso in mano le redini del ristorante Seven, presso la suggestiva terrazza dell'Hotel Ambasciatori di Palermo. Nel suo caso, la formazione è alberghiera, ma viene intrapresa all'età di 26 anni, avendo già in tasca un diploma da perito tecnico commerciale ed alcune avventure ristorative in giro per lo stivale. Forte dell'appoggio del suo mentore, il professor Pietro Viola dell'Ipssar di Carini, che le insegna con passione le basi, Giusy arricchisce il proprio bagaglio formativo, esperienza dopo esperienza, giungendo ad approdare alla brigata del ristorante Charme, in cui ha avuto la possibilità di approcciarsi alla cucina gourmet, guidata dallo chef Gaetano Billeci. «Una cucina con soli uomini non è facile da gestire - racconta la Madonia - quando ero un semplice commis non avevo la possibilità di replicare, ma adesso, avendo anche accresciuto le mie conoscenze, posso dire la mia».

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