Giovedì, 20 Settembre 2018

Musei, e poi si dice che potremmo vivere di turismo

Sicilia, Editoriali

Oggi musei aperti in tutta Italia con ingresso gratuito. Dovunque tranne che in Sicilia, dove le aperture saranno a singhiozzo. L’Isola si dimostra ancora una volta un’eccezione. Purtroppo in negativo. Il ministro Franceschini ha disposto per decreto che i musei e i siti archeologici italiani tengano i cancelli aperti fino alle 22 e ogni prima domenica del mese lascino liberi gli accessi. In questa maniera viene resa più agevole la fruizione da parte di turisti e cittadini. L’innovazione coinvolgerà la Sicilia solo in maniera saltuaria perché non è stato possibile raggiungere un nuovo accordo con i sindacati. Mancano i fondi per gli straordinari e, soprattutto, manca il personale. Gli alibi di sempre. Tanto più ingiustificabili visto che il turismo viene considerato la maggiore risorsa dell’isola e i beni culturali sono il nostro petrolio.
Una risorsa insostituibile che, però, non viene sfruttata. Sarà un caso se il flusso di visitatori verso la Sicilia è in costante calo? Eppure erano stati presi solenni impegni per assicurare il diritto di fruizione dei nostri monumenti secondo le regole esistenti nel resto del Paese. Magari pescando nel gran mare del precariato. Invece niente da fare.
Che strano: se c’è un una risorsa di cui la Regione dispone in abbondanza è proprio il ricco numero dei dipendenti. Tuttavia non si riesce a farli lavorare quando servono e dove servono. La regola non cambia mai: lo stipendio è un diritto, il lavoro un optional. Eppure basta girare un po’ per i nostri musei o i siti archeologici per vedere nugoli di addetti con funzioni non chiaramente definite. È così difficile organizzare in maniera più efficiente la loro presenza? È tanto complicato adottare corretti criteri di flessibilità per tenere aperti più a lungo i nostri monumenti? Lasciarli chiusi rappresenta una dispersione di ricchezza senza pari. L’orgoglio per il nostro passato è una moneta che circola solo nei salotti e nei convegni. Quando poi si tratta di investirla a vantaggio della collettività finisce inevitabilmente fuori corso. E poi in Sicilia continuiamo a sentire che potremmo vivere solo di turismo.

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