Sabato, 17 Novembre 2018

Ars, burocrati e sindacati: no ai tagli in busta paga

La reazione dopo la delibera di Ardizzone che fissa in 240 mila euro lordi all’anno il tetto per gli stipendi dei superdirigenti. Faraone: “Si può risparmiare di più”. Rischia lo stop la trattativa per ridurre le paghe alle categorie intermedie
Sicilia, Politica

PALERMO. La protesta dei burocrati dell’Ars copre per un giorno lo scontro fra presidente della Regione e presidente del Parlamento. E così è tutt’altro che chiusa la pagina del taglio degli stipendi.
La delibera con cui il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, ha fissato in 240 mila euro la soglia massima per gli stipendi dei dirigenti è già operativa. Ma ora rischia di fermarsi la trattativa con i sindacati interni per ridurre proporzionalmente le buste paga di tutte le categorie intermedie. Entro il 31 luglio Ardizzone deve infatti prevedere un tetto massimo per assistenti parlamentari, tecnici, coadiutori, segretari, stenografi e consiglieri. Oggi un assistente, figura d’ingresso nella carriera dell’Ars, incassa fra i 2.897 euro netti al mese (per 15 mensilità) e i 3.681. Uno stenografo può arrivare a 6.181 euro e un consigliere a 8.818.
La trattativa in corso punta a ridurre sensibilmente questi stipendi, che complessivamente costano 34 milioni all’anno. Ma i sindacati non hanno gradito l’anticipo con cui Ardizzone ha tagliato il tetto principale dai 360 mila euro che mediamente incassa un dirigente ai 240 mila. Fa gioco a sè il segretario generale che - secondo Crocetta - viaggia sui 600 mila euro lordi all’anno.
I sindacati contestano l’accelerazione: «La delibera firmata mercoledì è inaccettabile - commenta Filippo Palmeri, che rappresenta i consiglieri parlamentari - e tra l’altro ancora non ci è stata presentata. Ci aspettavamo al massimo un atto di indirizzo, non un provvedimento già esecutivo che arriva però mentre è in corso una trattativa con i sindacati». Palmeri ricorda che «eravamo prossimi a un accordo col deputato questore Paolo Ruggirello, che guida il tavolo di concertazione. Entro dieci giorni avremmo chiuso ma ora può saltare tutto. Se c’è già una decisione presa su cosa trattiamo?».
I sindacati avevano avanzato una proposta: tagliare gli stipendi ma salvare (cioè continuare a considerare extra) le indennità di funzione che oggi valgono fra i 600 e i 1.20 euro netti al mese. A percepirle sono una ventina di dirigenti intermedi: «Già nel 2013 queste indennità sono state ridotte del 25% - precisa Palmeri - ora le si vuole abolire. Ma dietro queste indennità ci sono responsabilità enormi». La delibera di Ardizzone prevede che qualsiasi tetto verrà introdotto, sarà «omnicomprensivo». Non potrà dunque prevedere extra. «Attendiamo di conoscere la delibera ma se tutto è già deciso - conclude Palmeri - la trattativa finisce qui». In quel caso si andrebbe a uno scontro fra burocrati e deputati che avrebbe forme e conseguenze ancora imprevedibili.
Ma se da un lato Ardizzone registra le critiche dei burocrati dell’Ars, dall’altro è costretto a registrare il nuovo pressing di Crocetta, questa volta sostenuto da tutte le anime del Pd. Il presidente della Regione ha sottolineato la differenza fra il tetto di stipendio introdotto all’Ars (240 mila euro) e quello da lui fissato nella galassia regionale (160 mila euro, contributi previdenziali esclusi). È una posizione che l’area Lupo del Pd aveva provato a far passare anche all’Ars. E ieri anche il renziano Davide Faraone ha attaccato: «Per Ardizzone è giusto che il segretario generale dell’Ars guadagni quanto il presidente della Repubblica. Lo ringraziamo. Ma ritengo che il Pd debba imporre tagli giusti per una vera spending review». E anche l’area Cuperlo prende posizione con Giovanni Panepinto: «È sbagliato aver rigettato la proposta di adeguare il tetto dell’Ars a quello della Regione. Proporrò che in aula si voti su questo. E lì vedremo se Ardizzone insisterà nella difesa di privilegi che oggi appaiono indifendibili».
Ardizzone non ha replicato. Ma da Palazzo dei Normanni hanno ricordato che il tetto scelto dal presidente è uguale a quello introdotto da Renzi a livello nazionale. E che all’Ars si è così prodotto un taglio su 16 dirigenti che vale 2 milioni all’anno mentre alla Regione a essere colpiti dal tetto dei 160 mila euro sono 2 dirigenti (altri però ce ne sono nelle partecipate). In questo clima si andrà avanti dalla prossima settimana anche nel confronto sulla Finanziaria ter: la commissione Bilancio inizierà i lavori martedì.

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