Questo sito contribuisce all’audience di Quotidiano Nazionale

Ardizzone: «Sì ai tagli all’Ars anche nel futuro ma senza seguire facili populismi»

Il presidente dell’Assemblea: «Meno soldi ai superburocrati? Andremo avanti in un percorso virtuoso senza esporci a ricorsi». «Mi aspetto che questa Finanziaria sia l’ultima, ma i continui tentennamenti del governo non sono un buon auspicio»

«Avevamo già iniziato a tagliare le spese e continueremo a farlo, nel rispetto delle regole e senza esporci a ricorsi. Questo Palazzo non si fa condizionare dal populismo»: Giovanni Ardizzone, presidente dell’Ars, ha appena firmato la delibera che avvia il taglio degli stipendi agli alti burocrati. E difende la scelta di non seguire le mosse del presidente della Regione, differenziando così le retribuzioni fra Parlamento e assessorati. All’Ars il tetto massimo sarà di 240 mila omnicomprensivi, alla Regione di 160 mila euro (esclusi i contributi previdenziali)

COME SIETE ARRIVATI ALLA DECISIONE DI RIDURRE GLI STIPENDI FINO A 240 MILA EURO?
«La decisione nasce dalla consapevolezza che l’Ars deve continuare nel percorso virtuoso di riduzione della spesa già avviato da diversi anni. Vorrei ricordare che abbiamo ridotto il nostro bilancio da 162 a 149 milioni. Inoltre già a dicembre, quando abbiamo recepito il decreto Monti sui tagli ai deputati, abbiamo previsto una riduzione delle spese per il personale del 10% in tre anni. Ed è quello che stiamo facendo. Ora la novità è che c’è un decreto di Renzi che fissa il tetto massimo per le retribuzioni a 240 mila euro lordi. Tuttavia Renzi ha escluso da questo tetto gli organi di rilievo costituzionale, quale è l’Ars. Dunque noi avremmo potuto prevedere perfino di pagare di più i nostri dipendenti».

PERÒ L’OBIEZIONE CHE ARRIVA (NON SOLTANTO) DA PALAZZO D’ORLEANS È CHE ALLA REGIONE HANNO PREVISTO MOLTO MENO DI RENZI SIA PER I DIPENDENTI CHE PER I PENSIONATI. PERCHÈ L’ARS HA MANTENUTO UNA DIFFERENZA CON GLI ALTRI DIPENDENTI PUBBLICI SICILIANI. E PERCHÈ STATE SALVAGUARDANDO I PENSIONATI?
«Questo Palazzo non si fa condizionare da un populismo che nel tempo, vedrete, si scontrerà con i giudizi scontati della Corte Costituzionale e dei giudici del lavoro. Perfino Renzi ha previsto nel suo decreto che i trattementi pensionistici maturati sono intoccabili. Sarebbe stato facile per noi venire incontro alle pressioni della piazza e introdurre un tetto magari inferiore anche ai 160 mila euro. Ma, come insegnava De Gasperi, una cosa è guardare alla prossima campagna elettorale e altra cosa è pensare alle future generazioni».

LEI RIVENDICA L’AUTONOMIA REGOLAMENTARE DELL’ARS. MA ALLORA AUTONOMAMENTE NON POTREBBE RIDURRE I COMPENSI ANCHE AL DI LÀ DEI PARAMETRI NAZIONALI?
«Il nostro Statuto prevede che le retribuzioni dei dipendenti pubblici non possano essere inferiori a quelle dello Stato. Questo ha una logica. E ha una logica anche il fatto che non sia il governo ma il Consiglio di presidenza, organo di autogoverno interno, a decidere su questi temi. Non sarebbe corretto che se ne occupasse un organismo esterno. Non percepirebbe la realtà del lavoro che si fa qui in Parlamento».

E QUAL È LA DIFFERENZA CON ALTRI UFFICI?
«Qui c’è una professionalità di gran lunga diversa, molto più elevata che altrove. Intanto non va sottovalutato che tutti i dipendenti sono entrati per concorso, superando prove molto complesse. Inoltre ci sono consiglieri parlamentari che hanno vinto anche concorsi in magistratura ma hanno poi scelto di lavorare qui all’Ars. Altri insegnano nei corsi di specializzazione forense. Peraltro proprio ora che si va verso una rivisitazione del ruolo del Commissario dello Stato (potrebbe essere cancellato dalla Consulta, ndr), credo che la funzione del consigliere parlamentare sia ancora più importante sotto il profilo del controllo delle qualità delle leggi che esaminiamo. Proprio in questi giorni abbiamo visto occupandoci della Finanziaria ter che una questione all’apparenza scontata come la priorità del rendiconto sull’assestamento di bilancio non era stata invece colta».

STIPENDI A PARTE, SECONDO LEI L’ARS DECIDERÀ AUTONOMAMENTE DI RIDURRE LA SPESA?
«L’Ars ha dimostrato di saper tagliare le spese senza spinte da parte di nessuno. E continueremo a muoverci in questo senso. Ma vorrei ricordare che gran parte delle spese dell’Ars hanno natura obbligatoria e che le pensioni altrove sono invece a carico dello Stato. Questo fa una bella differenza perchè i margini di manovra sono minori. Tuttavia abbiamo ridotto di 900 mila euro i fondi riservati e le spese di rappresentanza. E anche i gruppi parlamentari hanno ridotto le loro spese. In più dalla prossima legislatura per il personale dei gruppi la spesa calerà ancora perchè ogni deputato potrà avere un solo collaboratore che avrà un budget di 55 mila euro: i parlamentari saranno 70 e non più 90. Consegneremo alla prossima legislatura un’Ars con costi già molti diversi».

FRA QUALCHE GIORNO IN PARLAMENTO ARRIVA LA NUOVA FINANZIARIA. NON SONO MANCATE LE POLEMICHE PER LE NORME SUI TAGLI ALL’ARS CHE LEI HA TOLTO DAL TESTO. SECONDO LEI, SARÀ IN SALITA IL CAMMINO DELLA LEGGE?
«Una Finanziaria già c’è ed è quella di gennaio. Mi aspetto quindi che questa sia l’ultima. Ma i continui tentennamenti del governo non sono un buon auspicio per affrontare le vere questioni importanti. Io ho più volte segnalato a Crocetta l’esigenza di arrivare in Parlamento con disegni di legge accompagnati da relazioni tecniche. E forse finalmente nell’altro Palazzo ne hanno capito l’importanza. Mi auguro che questo primo anno e mezzo sia stato un rodaggio. Anche perchè, per la voglia di strafare del governo, il Commissario dello Stato ha dovuto impugnare tante norme. Il punto è che non si possono impostare disegni di legge sulla spinta emotiva».

PUBBLICHERETE GLI STIPENDI EFFETTIVI DEI DIPENDENTI DELL’ARS?
«Sul sito abbiamo già le fasce principali. C’è il problema del rispetto della privacy ma, col consenso degli interessati, pubblicheremo gli stipendi effettivi».

Caricamento commenti

Commenta la notizia