Domenica, 18 Novembre 2018

E in Sicilia siamo all’anacronistico interpello

I dipendenti pubblici potranno essere spostati, senza l'assenso del lavoratore, nello stesso Comune e in un qualsiasi ufficio nel raggio di 50 chilometri. Lo prevede la riforma della pubblica amministrazione italiana che passerà attraverso un decreto legge e un disegno di legge delega. Sia chiaro: non stiamo parlando della Sicilia, ma di quel mondo lontano, ben oltre Scilla e Cariddi, che possiamo definire il «resto d'Italia».
E così, mentre la ventata renziana assesta un altro deciso colpo al conservatorismo italico, la Sicilia autonomistica come risponde? Con un atto di interpello. Un garbato invito ai 20 mila dell'Amministrazione regionale a candidarsi per un incarico temporaneo, per organizzare l'esposizione dei nostri prodotti nel padiglione che ci ospiterà all'Expo di Milano. A rischio di beccarci un'accusa di disfattismo, ci arrischiamo ad ipotizzare che, stante la mancata previsione di incentivi economici, l'operazione si risolverà nell'ennesimo flop e, quindi, nella chiamata esterna dell'ennesimo consulente, mentre i contratti dei dipendenti sono fermi da anni e persino l'idea di immettere forze fresche e qualificate nei ranghi regionali, assume le tinte dell'utopia. Ma in quale Paese del mondo possono sopravvivere meccanismi così distorcenti ed illogici?
E dire che è ancora fresca di stampa la puntigliosa ricostruzione della Banca d'Italia di Palermo che, nel suo consueto report sullo stato della finanza pubblica, denunciava appena 48 ore fa che l'Ente Regione, i Comuni e le ex Province della Sicilia sono gravati da ben 110 mila dipendenti, senza conteggiare i forestali, gli antincendio, la formazione, le società partecipate, etc, etc. e che questo manipolo di dipendenti pubblici costa 1.200 euro a testa per ogni siciliano, ogni anno, dalla culla alla tomba. Si tratta del 20% in più della media italiana. Tradotto in numero di addetti, siamo davanti all'evidenza di ottomila dipendenti pubblici in più della media nazionale; e sempre senza considerare il precariato e dintorni.
Ma nulla sembra smuovere le chete acque della Amministrazione siciliana, appena increspate di tanto in tanto dal refolo di qualche sortita mediatica, ma subito pronte a recuperare la placida tranquillità dello stagno.
Persino in casa sindacale - Cisl in testa - si denuncia l'anacronismo di una Amministrazione che è riuscita ad avvilupparsi da sola in una inestricabile rete di norme e contro norme, con il risultato finale di non sapere, né potere, spostare una sola unità da un ufficio all'altro, neanche per garantirne il buon funzionamento. Forse l'accostamento sarà sgradito a qualche sigla sindacale, ma se alla Fiat vigessero le stesse regole, oggi andremmo ancora in giro a bordo della vecchia, cara Seicento.

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