Venerdì, 21 Settembre 2018

Serradifalco, Consiglio decaduto

Il sindaco: «Il presidente del Consiglio non ha ritenuto che, una volta esaurita la lista della minoranza con le rinunce dei non eletti, si potesse integrare»
Sicilia, Archivio

SERRADIFALCO. «Chiacchiari e tabbaccheri di lignu». Ricorre al dialettale modo di dire siciliano il sindaco Giuseppe Maria Dacquì per replicare al termine "strampalato" utilizzato dal Pd per definire l'analisi del locale voto da lui condotta all'indomani delle recenti elezioni europee. Laddove i democratici affermavano che «l'isolamento politico in cui versa da anni, deve aver fatto perdere a Giuseppe Maria Dacquì la capacità di lettura dei nuovi scenari politici», il primo cittadino ribatte: «È evidente che loro hanno lavorato contro la mia amministrazione di cui facevano parte e di cui hanno cercato solo di sfruttare i risultati positivi, accreditandosi come gli unici presunti artefici». Ancor meno Dacquì accetta l'accusa mossagli da Pd di avere in questi anni «portato avanti la sua di "politica", esprimendone finanche i tratti più vecchi e contorti, perdendo di credibilità, e trascinando Serradifalco nell'isolamento più buio, trasformandola nella "Teheran" di Sicilia" e lavorato «sottobanco da tempo per rimanere solo al vertice dell'azienda pubblica, escludendo ogni possibilità di vero e sano confronto con i gruppi che l'hanno sostenuto». Il sindaco ricorda, infatti, che «il consiglio comunale è decaduto perché il presidente del consiglio, che è del Pd, nel 2012 non ha ritenuto che, una volta esaurita la lista della minoranza con le rinunce dei non eletti, si potesse integrare il consiglio comunale con i non eletti dell'altra lista. Se ciò fosse avvenuto, forse taluni candidati non eletti della lista Semplicemente Serradifalco, come l'ex segretario del Pd Lillo Speziale, avrebbero potuto accettare di ricoprire la carica in seno al consiglio. La legge, infatti, è chiara e dice che è possibile farlo. In ogni caso, il Pd ha fin qui detto che la ragione della sua presa di distanza dalla mia amministrazione è legata all'esame del bilancio di previsione 2013. Strumento che, però, è stato approvato in meno di mezz'ora dal commissario ad acta, superando i rilievi dei revisori dei conti dai quali il gruppo Generazione democratica del Pd, invece, non ha preso le distanze, nonostante i rilievi mossi nella sua relazione dal responsabile dell'area finanziaria». In merito, infine, all'affermazione dei democratici che Dacquì non sarebbe per nulla «espressione della società civile», quanto piuttosto «scaricato dai socialisti prima, dall'Mpa dopo e dall'Udc alla fine», il sindaco risponde: «Rispetto a qualche nuovo mentore di casa Pd, non ho mai avuto la tessera di questi partiti. Nel 2005 mi sono presentato candidato consigliere in una lista civica di centrosinistra come appartenente all'area socialista che, se non vado errato, si è nel frattempo sciolta negli anni successivi».

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