Lunedì, 19 Novembre 2018

Ars, sì al tetto degli stipendi per i dirigenti

Sicilia, Politica

PALERMO. Approvato all’Ars l’emendamento che dovrebbe dare un paracadute ai 1.800 dipendenti degli sportelli multifunzionali. Il testo, su cui c’era l’accordo generale, autorizza il Ciapi di Priolo a emanare i bandi per il reclutamento del personale da utilizzare per le attività di orientamento lavorativo previste dal progetto «Youth-guarantee> e dal «Piano giovani».
Il deputato di Articolo 4, Totò Lentini, ha chiesto delle modifiche al testo per salvare anche i lavoratori assunti negli enti di formazione dopo il 31 dicembre 2008 (che il governo vorrebbe licenziare). Ma di questa materia si parlerà in una delle prossime sedute.


SCONTRO SUI FINANZIAMENTI. È scontro aperto sul lungo elenco di enti che si divideranno uno stanziamento da 109 milioni che l’Ars sta votando in questo momento. I deputati ragusani hanno difeso trasversalmente il Corfilac, consorzio che si occupa della ricerca sulla filiera lattearia, a cui sarebbero stati tolti i finanziamenti. Polemiche anche sui tagli ai consorzi universitari e agli enti parco. Crocetta ha garantito che per queste realtà verrà trovata una soluzione ma in attesa di tutto ciò la votazione del provvedimento fatica ad arrivare al traguardo.


AGGIORNAMENTO DELLE 18.55. L'Ars ha approvato la norma della manovrina che assegna 97 milioni a enti, consorzi e associazioni, cosiddetto allegato 1. L'articolo 9 è stato votato dopo che i deputati hanno accettato l'invito del governo di ritirare tutti gli emendamenti all'allegato; il governatore Rosario Crocetta si è impegnato a trattare gli argomenti degli emendamenti ritirati nella manovra bis.


STIPENDI D'ORO, E' SCONTRO. Scontro sulla proposta del governo di tagliare i compensi dei super dirigenti della Regione, degli enti collegati e dell’Ars. Il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, ha annunciato di voler dichiarare improponibile l'emendamento del governo. Crocetta aveva proposto di ridurre i compensi di dirigenti fino a un tetto massimo di 160 mila euro lordi all’anno. Un limite che si sarebbe applicato ai vertici degli assessorati come a quelli di Asp e ospedali fino agli amministratori di enti e società partecipate, dove c’è chi supera ampiamente i 200 mila euro. Ma il governo voleva anche tagliare le buste paga dei super burocrati dell’Ars, alcuni dei quali secondo Crocetta incassano oltre 500 mila euro lordi all’anno, aggirando il paletto dell’autonomia regolamentare: sarebbe stato ridotto di 25 milioni il finanziamento al Parlamento, che di conseguenza avrebbe dovuto decidere di ridurre i compensi dei dirigenti amministrativi. La decisione di Ardizzone ha provocato la dura reazione dell'intero Pd e dei grillini.


SI' AL TETTO DEGLI STIPENDI. In Sicilia i burocrati della Regione e degli enti collegati, in servizio e in quiescenza, non potranno guadagnare più di 160 mila euro lordi dal primo luglio di quest'anno al 31 dicembre del 2016. A fissare il tetto è un emendamento appena approvato dall'Assemblea regionale siciliana. Il tetto a stipendi e pensioni d'oro non riguarda il personale del Parlamento regionale, anche se il governo Crocetta avrebbe voluto estenderlo anche ai
dipendenti dell'Ars, prevedendo un risparmio di 15 milioni già quest'anno. Poi il dietrofront, alla luce delle prerogative rivendicate dall'Assemblea in tema di retribuzione del proprio personale, materia che compete al Consiglio di presidenza. Sul trattamento economico dei dipendenti dell'Ars è in corso un confronto tra il questore Paolo Ruggirello, delegato dall'ufficio di Presidenza, e le organizzazioni sindacali del personale del Parlamento; venerdì le parti si ritroveranno attorno al tavolo, la proposta poi sarà presentata alla stampa mercoledì prossimo. «Tutti noi siamo consapevoli che come è stato fatto per i parlamentari - ha detto il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone - anche per il personale occorre una riduzione delle retribuzioni».


TETTO 160 MILA EURO ANCHE A CHI È IN PENSIONE. Anche chi gode già di una pensione d'oro in quanto ex dipendente della Regione sarà colpito dalla norma voluta dal governo Crocetta, approvata questa sera dall'Assemblea regionale siciliana, che stabilisce il tetto massimo di 160 mila euro agli emolumenti. Secondo alcuni parlamentari, tuttavia, aver previsto il principio della retroattività potrebbe portare a una impugnativa da parte del commissario dello Stato.


CASO CUFFARO DIVIDE L'ARS. Il caso Cuffaro ha accesso un durissimo scontro all'Assemblea siciliana fra il presidente del Parlamento, Giovanni Ardizzone, e il Movimento 5 Stelle. Ad innescare la miccia è stata la proposta fatta dal pulpito di sala d'Ercole, dal deputato regionale dei 5stelle, Giancarlo Cancelleri, di inserire nella norma del governo Crocetta sul tetto di 160mila euro lordi agli stipendi dei burocrati della Regione, in discussione, un emendamento per tagliare il vitalizio ai parlamentari regionali condannati per reati di mafia. Immediata la replica di Ardizzone: «Mi svesto dalle vesti istituzionali - ha detto, rispondendo all'ex capogruppo grillino - e le ricordo che questa è materia penale, l'Ars non ha competenza. Anche se lei non ha studiato giurisprudenza, dovrebbe saperlo: se non sbaglio il vostro gruppo parlamentare ha molti consulenti. Avete fatto diventare il 'caso-Cuffarò un caso nazionale, siete andati nelle televisioni nazionali a parlare male delle istituzioni che voi stessi rappresentate». Il riferimento era alla recente partecipazioni di Cancelleri a l'Arena dedicata al 'caso Cuffarò, l'ex presidente della Regione in carcere per mafia, che continua a percepire la pensione di 6 mila euro lordi al mese. Poco dopo è intervenuto il capogruppo del M5S, Francesco Cappello, che rivolgendosi ad Ardizzone ha detto: «Presidente, noi non siamo amici di Cuffaro e non abbiamo amici mafiosi da difendere. Evidentemente lei non ha più la serenità necessaria a svolgere il suo ruolo di presidente dell'Ars, si dimetta».


CUFFARO, VITALIZIO SALVATO. L'Assemblea siciliana salva il vitalizio dell'ex governatore Totò Cuffaro, in cercare per mafia. La norma che estendeva la decadenza dal vitalizio anche ai condannati per mafia, era stata presentata dai 5stelle e controfirmata dal vice presidente dell'Antimafia, Fabrizio Ferrandelli (Pd). Diciotto i voti a favore, 33 i contrari. Il governo aveva dato parere contrario, mentre la commissione Bilancio s'era espressa favorevole a maggioranza.
La norma dei 5stelle intendeva escludere dal vitalizio i soggetti condannati con sentenza passata in giudicato per i delitti previsti e puniti dagli articoli 416, 416 bis e 416 ter del codice penale, "nonché i soggetti condannati con sentenza passata in giudicato ai quali è stata riconosciuta l'aggravante di cui all'art.7 del decreto legge 1991 n.152 come convertito dalla legge 12 luglio 1991 n. 203".
A favore del subemendamento, bocciato dall'aula, hanno votato tutti i deputati del gruppo M5s, i parlamentari di Forza Italia Edgardo Bandiera e Salvo Pogliese, Fabrizio Ferrandelli del Pd, Vincenzo Vinciullo del Ncd e Antonio Venturino del Misto. Sette gli astenuti. Il voto è stato palese. Alcuni deputati, presenti in aula, risultano però tra gli assenti.

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X