Sabato, 22 Settembre 2018

Atletico beffato allo scadere, la Champions è del Real

ROMA. La decima diventa realtà. Il sogno europeo che per il Real Madrid era diventato un'ossessione si trasforma nel trionfo di Carlo Ancelotti, l'allenatore per il quale era forse destino (ha vinto ovunque) compiere questa doppia impresa visto che per lui è la terza Coppa dei Campioni personale (come lui solo il mitico Bob Paisley). Ma questo del decimo successo 'merengue' in Champions è anche il giorno di mister cento milioni Gareth Bale, l'uomo che già aveva 'portato in dote' la Coppa del Re e che stavolta ha segnato (di testa) il gol che, nei supplementari, ha capovolto la partita e lanciato il Real sul 2-1, e poi di Cristiano Ronaldo, al di sotto dei suoi standard abituali ma comunque a segno (su rigore) e vincitore nella sua Lisbona, e di un'altra amarissima beffa per l'Atletico Madrid, uscito da questa stracittadina in terra straniera con un passivo troppo pesante, anzi crudele, sulle spalle.    
Il 4-1 è frutto della stanchezza nei minuti finali degli uomini di Simeone, travolti da un destino crudele, e sconfitti sul piano nervoso oltre che fisico. Quel gol di Sergio Ramos con un colpo di testa al 93', dopo che Godin, l'uomo-gol dello scudetto vinto al Camp Nou, aveva portato in vantaggio l'Atletico nel primo tempo, anche lui di testa ma  con la complicità di Casillas, è stato un colpo troppo duro da incassare e il resto lo ha fatto il peso di una stagione lunga e faticosa che all'improvviso si è fatto sentire. Così alla fine la Coppa nel cielo di Lisbona l'ha sollevata quel Casillas che ha rischiato di diventare l'uomo che al Real l'aveva fatta perdere. Ma soprattutto è incredibile come per i 'materassai' di Madrid il destino si sia ripetuto esattamente 40 anni dopo. Anche nella finale del 1974 a Bruxelles contro il Bayern Monaco l'Atletico aveva la Coppa in mano dopo il gol di quel Luis Aragones che oggi la squadra ha ricordato con tanto di scritta sulla parte interna della maglia. Ma nei secondi finali del secondo tempo supplementare il Bayern aveva incredibilmente pareggiato con Schwarzenbeck (un difensore centrale, come oggi Sergio Ramos) e nella ripetizione della finale, all'epoca si usava così, l'Atletico aveva incassato quattro gol. Il poker è uscito anche oggi, nel quarantennale e sulla ruota di Lisbona, ma stavolta è bastata una partita sola. L'asso nella manica di Ancelotti, che si è lasciato andare solo dopo il terzo gol di Marcelo, è stato anche di aver fatto le mosse giuste nei cambi, favorito dalla maggiore qualità della sua panchina. Il 'Cholo' Simeone non l'ha presa bene, è stato anche espulso al 122' di questa finale-derby bella e intensa, epica come l'hanno definita i primi commenti della stampa spagnola, perchè è entrato in campo per farsi giustizia da solo nei confronti di Varane, che aveva detto qualcosa di troppo alla panchina avversaria.    
Detto dell'ottima prestazione in particolare di Modric e Di Maria, già in forma mondiale, va sottolineato anche che Diego Costa è durato solo nove minuti, segno che la placenta di cavallo non ha fatto effetto per curare il suo infortunio. Così l'Atletico ha giocato da quasi subito senza il suo uomo migliore e anche per questo alla fine esce a testa alta. Gli applausi e i cori dei tifosi perdenti sono un'immagine un po' amara, ma anche da non cancellare, perchè lo sport è anche questo.

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