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Recuperate undici auto di lusso rubate C'è anche la Range Rover di Maxi Lopez

RAVENNA. C'era anche la Range Rover «Evoque» di Maxi Lopez, l'attaccante argentino della Sampdoria in prestito dal Catania, tra le 11 vetture di lusso per un valore complessivo di alcune centinaia di migliaia di euro recuperate negli ultimi mesi dalla polizia ravennate nell'ambito dell'indagine sul riciclaggio internazionale di auto che ieri ha portato a sei fermi: si tratta di quattro cittadini originari della Nigeria e di due del Ghana.
Nel gruppo ci sono cinque uomini e una donna, alcuni con precedenti, di età comprese tra i 52 e i 30 anni e bloccati nella province di Ravenna (1), Forlì-Cesena (2), Reggio Emilia
(1) e Parma (2) su mandato del Pm Monica Gargiulo titolare del fascicolo. Un'operazione che ha coinvolto una cinquantina di uomini alla quale hanno collaborato le squadre Mobili delle città coinvolte oltre a quella di Bologna, il servizio Svad dell'Agenzia delle Dogane e il compartimento della polizia stradale «Liguria». La vettura del calciatore, rubata a
febbraio, è stata recuperata proprio al porto del capoluogo ligure. L'indagine, coordinata dal servizio Centrale Operativo e battezzata «Ranger» perchè quasi tutti i modelli erano Range Rover (oltre a «Evoque» anche «Vogue» e «Sport») a cui si sono aggiunte alcune Audi ma sempre del valore di alcune decine di migliaia di euro l'una, è partita da Ravenna quando a fine febbraio la Mobile ha scoperto all'interno di un container una vettura presumibilmente rubata. A quel punto gli inquirenti hanno preferito attendere per seguire il carico fino allo scalo genovese dove le auto, dopo essere state corredate di falsa documentazione, venivano portate per essere imbarcate su navi dirette verso i porti di Takoradi (Ghana), Tincan Island (Nigeria) e Lomè (Togo). Sembra infatti che i modelli presi di mira siano particolarmente apprezzati dalla clientela africana più facoltosa. L'operazione - ha spiegato il dirigente della Mobile ravennate, Nicola Gallo - ha subìto un'improvvisa accelerazione per il pericolo di fuga degli indagati, alcuni dei quali non in regola con le norme sul soggiorno e in grado di reperire documenti d'identità e di espatrio fasulli. Gli investigatori ritengono che il fatturato del gruppo criminale, se il giro non fosse stato bruscamente interrotto, solo quest'anno avrebbe superato i due milioni di euro.

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