Venerdì, 21 Settembre 2018

Caltanissetta, incassò l’eredità: «falso nipote» va dal giudice

CALTANISSETTA. Un po’ d’audacia e molto d’inganno sarebbe riuscito a intascare l’eredità della buonanima. Con cui lui non avrebbe avuto nulla a che spartire. Perché di quel possidente di cui ha intascato tutto sarebbe un perfetto estraneo. Ma è spacciandosi per il nipote, e pure tanto premuroso, che alla fine ha messo le mani sull’intero patrimonio. Un tesoro niente male - tra un immobile, terreni e quattrini - stimato in oltre mezzo milione di euro.
Ma adesso il «millantatore» è chiamato in aula. Il cinquantatreenne Giuseppe C. (difeso dall’avvocato Salvatore Vizzini) va al cospetto del giudice Antonia Leone per rispondere di truffa ed estorsione. Imputazioni che sono piovute sul suo groppone sull’onda della denuncia presentati poi ai carabinieri dai veri nipoti del defunto. Tre parenti (assistiti dall'avvocato Vincenzo Vitello) ora nella veste di parte civile.
Una storia, che rappresenta un classico esempio di giustizia lumaca, che risale a parecchi anni addietro. Ma che per tutta una serie di vicissitudini, dal punto di vista processuale è ancora tutta da definire.
Tutto ruota attorno alla quella sorta di commedia - come l’accusa la ritiene - che l’imputato avrebbe tirato su per mettere le mani un patrimonio più che consistente. Quello che apparteneva all'imprenditore agricolo ottantacinquenne Giovanni B., deceduto già da anni.
Beni, quelli appartenuti all’anziano, per cui l’imputato era riuscito ad ottenere un atto di donazione. Così da soffiarli ai familiari.
La vicenda si è aperta nel momento in cui le loro strade - quella del benestante e del sospetto imbroglione - si sono incrociate. L’altro era già parecchio avanti con gli anni e carico di acciacchi. Così quando l’altro gli si è presentato come nipote, superato un primo momento di titubanza si è poi lasciato andare a quella nuova scoperta. A quel punto la trappola era già scattata. Perché l’altro, facendo leva sulla solitudine e, soprattutto, sui problemi di salute, ha invitato l’anziano a vivere insieme. Tutti e due sotto lo stesso tetto, in modo da poterlo accudire meglio. Così è stato. E per un paio di mesi, fingendosi un parente premuroso, si sarebbe preso cura dell’altro. Così da conquistarsi, giorno dopo giorno, fiducia e gratitudine. E nel momento in cui gli ha chiesto di farlo destinatario di tutti i suoi averi, il possidente non c’ha pensanto su più di tanto.
Solo un po’ di tempo dopo, ma quando l’atto di donazione era stato stato ufficializzato, l’ultraottuagenario, colto da forte dubbio, s’è presentato ai carabinieri. Ma era già troppo tardi. Perché pochissimo tempo dopo è deceduto. Sono stati i nipoti, i veri nipoti, a impugnare quell’atto legato al lascito. E adesso tocca alla giustizia scrivere la parola fine a questa storia. (*VIF*)

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