Giovedì, 15 Novembre 2018

Indotto di Gela, accordo raggiunto: ok a 45 assunzioni

L’intesa raggiunta da Prefettura di Caltanissetta sindacati dei metalmeccanici, confederali e rappresentanti delle due imprese. Nei giorni scorsi le proteste per il rischio licenziamento

GELA. Via libera alle assunzioni delle ex tute blu di Smim e Tucam, passa però la linea delle nuove imprese che si sono aggiudicate l’appalto per la manutenzione della Raffineria. I vertici di Sicilsaldo e Ergo meccanica hanno deciso il metodo e il numero dei metalmeccanici da assumere. Quarantacinque operai, provenienti dalle imprese Smim e Tucam, saranno assunti con decorrenza immediata. Per altri quarantacinque il permesso per varcare i tornelli della fabbrica di contrada Piana dal Signore arriveranno il 15 giugno prossimo. Rimane in bilico la situazione di tutti gli altri. Rimane comunque la certezza lavorativa solo per 90 dei 145 lavoratori che sull’orlo della disperazione per avere subito provvedimenti di licenziamento e cassa integrazione avevano organizzato anche il blocco delle vie d’accesso al petrolchimico. Il risultato è stato raggiunto tra i tavoli della prefettura di Caltanissetta a conclusione del vertice che ha riunito i sindacati dei metalmeccanici, i confederali, gli esponenti delle due imprese che si sono aggiudicate il contratto quadro delle manutenzione degli impianti della Raffineria e il presidente di Confindustria Centro Sicilia. I dati sono stati illustrati ai lavoratori durante un’assemblea convocata dai segretari provinciali Orazio Gauci (Fiom), Angelo Sardella (Fim) e Nicola Calabrese (Uilm). Una linea, quella assunta in Prefettura, che non sembra aver convinto molto gli stessi operai, certi che si potesse giungere all’obiettivo di cento immediate assunzioni tra i ranghi di Sicilsaldo ed Ergo Meccanica, appena subentrate per svolgere i lavori di manutenzione tra gli impianti della raffineria di contrada Piana del Signore.
In verità, sulla vicenda aveva fatto immediatamente chiarezza Carmelo Turco, presidente di Confindustria Centro Sicilia, subito dopo l’incontro avuto nella sede del capoluogo nisseno. «Nello stato di incertezza economica in cui viviamo – aveva detto Carmelo Turco - mi sembra che le imprese abbiano mostrato un importante senso di responsabilità». Intanto dal ministero dell’Ambiente si aspetta con trepidazione l’atteso rilascio dell’autorizzazione Aia, indispensabile all’Eni a avviare l’investimento di 700 milioni di euro. La lunga attesa rischia di creare una situazione di incertezza tra le imprese e la stessa Raffineria di Gela. Non a caso, una delle due imprese che si è aggiudicata il contratto quadro non si è ancora insediata tra le isole della fabbrica dove la produzione è ancora congelata per motivi tecnici. Il greggio estratto in città continua a essere trasferito in altri siti che si occupano della remunerativa attività di estrazione. Una vera e propria beffa per la Raffineria, dove i vertici del colosso energetico Eni, negli scorsi giorni, hanno appreso di essere stati scritti dalla Procura nel registro degli indagati per lo sversamento a mare di combustibile che si è verificato il 4 giugno dello scorso anno. L’accusa è di disastro ambientale. Complessivamente sono stati emessi otto avvisi di garanzia nei confronti di dirigenti e dipendenti della Raffineria. Sulla vicenda gli inquirenti parlano di azioni a tutela dell’ambiente arginate solo in parte dalle operazioni di messa in sicurezza d’emergenza, ribaltando le considerazioni diramate 48 ore dopo lo sversamento di idrocarburi. 

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