Mercoledì, 26 Settembre 2018

Tangenti, torna un vecchio male italiano

Gli arresti nell’inchiesta Expo riportano alla prima repubblica con personaggi protagonisti negli anni novanta

Per noi del mestiere Gianstefano Frigerio e Primo Greganti sono gente di famiglia. Sembra ieri e son passati invece 22 anni da quando la bufera di Tangentopoli rivelò che il finanziamento dei partiti avveniva per la gran parte attraverso il pagamento di provvigioni illecite su quasi tutte le commesse pubbliche di qualche rilievo. Frigerio si occupava della Dc, Greganti del Pci-Pds. Al Psi pensavano in tanti: lo stesso Bettino Craxi mi disse che era lui a decidere a quali delle grosse aziende italiane ci si dovesse appoggiare sotto elezioni e quali tenere alla larga. Tra i personaggi socialisti di secondo piano, il principale fu Mario Chiesa, patron del Pio Albergo Trivulzio. Incastrato da Di Pietro per una mazzetta modesta, fu definito da Craxi «un mariuolo».
Lui si vendicò e aprì una voragine. «La differenza tra noi e i comunisti - disse Claudio Martelli - è che loro hanno i Greganti, noi i Chiesa». Greganti in effetti era un mito. Uso ad obbedir tacendo, negava l'evidenza e affrontava il carcere con la dignitosa fierezza di un martire della Resistenza. Alle feste dell'Unità fu portato in trionfo come un novello Berlinguer. Finito il policentrismo della Prima Repubblica (in cui anche i piccoli partiti avevano la loro quota di affari), Frigerio e Greganti si sono adattati magnificamente al bipolarismo della Seconda: secondo l'accusa, il primo provvedeva al centrodestra, il secondo al centrosinistra soprattutto attraverso le cooperative, storico braccio finanziario del Pci e delle successive evoluzioni.
La differenza con la Prima Repubblica è tuttavia evidente: lì erano i partiti prima degli uomini a fare affari, qui son soprattutto gli uomini. Ma il sistema è lo stesso: non c'è a quanto pare grande opera pubblica che non richiami sia la criminalità organizzata che quella politica. Poiché tuttavia stavolta in ballo non c'è un tronco autostradale o un ospedale, ma il nome (e la sostanza) di Expo, è assolutamente indispensabile che il governo - così come sembra intenzionato a fare - prenda il toro per le corna e restituisca immediatamente la rispettabilità incrinata alla struttura di comando della manifestazione più importante che l'Italia ospita dal Giubileo del 2000.
Commentando ieri la vicenda dai microfoni della radio Rtl102.5, ho chiesto agli ascoltatori se fosse capitato a qualcuno di loro di dover pagare qualcosa di non dovuto per un atto dovuto. Si è scatenato il diluvio. 10/20 euro per avere celermente una visura catastale. 1000 euro ciascuno a due funzionari di banca per ottenere un finanziamento di 10mila euro. Tangente su piccole forniture militari e per i permessi relativi alle energie rinnovabili. 50 euro dal primo modestissimo stipendio di braccianti extracomunitari al mediatore di lavoro stagionale (i braccianti erano 50). 50 euro per avere un visto (falso?) per un paese sudamericano. Pizzo di un amministratore di condominio sulle forniture comuni. E così via.
Viene il sospetto (o qualcosa di più) che non c'è transazione - anche la più semplice, anche la più misera - che non sia a rischio di tangente. Sappiamo bene che l'Italia non è un'isola di imbroglioni in un mondo immacolato. Ma temiamo che lo slogan «tanto lo fanno tutti» da noi venga preso un po' troppo alla lettera. O no?

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