Lunedì, 19 Novembre 2018

Agamennone, ad Argo tra i morti viventi al teatro greco di Siracusa

La tragedia di Eschilo, prima parte dell’«Orestea», ha inaugurato ieri il ciclo «del centenario» delle rappresentazioni classiche dell’Istituto nazionale del Dramma Antico
Sicilia, Cultura

SIRACUSA. È un mare di terra scura, da cui i cittadini di Argo sorgono (e ritorneranno) come morti viventi alla Walking dead, corteo cerimoniale di barbe e capelli grigi, visi gelidi, «foglie secche e inaridite», di fronte alle porte di Argo, totem-sculture che sembrano nascere dalla melma e si colorano di bruno e ocra alla luce del tramonto. Clitennestra è la signora dal cuore maschio, una macchia nera e bronzo, che accoglie Agamennone dalla sua tomba premonitrice della morte; Cassandra una belva ferita, una rondine barbara. C'è una sorta di tristezza, forse di terrore che pervade sin dalle prime battute l’Agamennone che ieri sera ha aperto l'Orestea del centenario al Teatro Greco di Siracusa: anticipatore della tragedia, il ritorno in patria del re acheo è una sorta di preludio ad un qualcosa di tremendo che sta per accadere, il cammino sulla corsia di porpora conduce alla morte, su cui aleggia lo spirito insanguinato di Ifigenia. L'omicidio avviene ovviamente, dietro le porte di Argo, dinanzi le quali il coro si raccoglie e avanza risposando l'immagine degli zombie. Eschilo sa, induce e racconta crimini tremendi, universali, un marchio indelebile su un'intera stirpe, il concetto di giustizia travalica la cronaca e cerca quel nesso che si allungherà fino al tribunale popolare di Coefore/Eumenidi, di scena stasera.
Luca De Fusco raccoglie e traduce in una messinscena classica e monocroma, che non tenta di stupire, ma che raccoglie lo stesso consensi, soprattutto per tutti i protagonisti. Il gioco scenico è tutto sul coro, memoria indenne del passato e testimone del presente, in attesa del futuro, e sull'assenza di colori, immerso com'è nella scena bronzea e nei costumi bruni, con spennellate bianche, disegnati da Armnaldo Pomodoro. Il suo tocco è più che una firma: l'artista ha sempre amato guerrieri scultorei e armature luccicanti, in questo caso è andato oltre e ha opacizzato la tavolozza per cercare un linea comune che conduce direttamente all'inferno.
I personaggi sono molto delineati: Clitennestra conserva il suo tocco da regina, anche quando deve spiegare un delitto terribile in una sorta di arena dove la terra sembra attenderla per ingoiarla: un'emozionante Elisabetta Pozzi le regala un piglio sicuro, netto, inviolabile che si trasformerà prima in ironica amarezza verso chi le ha ucciso una figlia, poi in dolore pazzoide di sposa più volte tradita, e in odio giustiziere verso un Agamennone debole, senza nerbo cui neanche un possente Massimo Venturiello riesce a consegnare lo scettro di re. Mariano Rigillo è lo stanco araldo che annuncia la caduta di Troia, Andrea Renzi uno scalmanato Egisto, Giovanna Di Rauso è la vestale Cassandra, preda di guerra, drammatica profetessa di sventure, e come tale sceglie il registro tragico della morte: molto brava, elegante, quasi moderna nel terrore della conoscenza.
Nel coro - da manuale - fanno parte Mauro Avogadro, Francesco Biscione, Massimo Cimaglia, Piergiorgio Fasolo e Gianluca Musiu.

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