Venerdì, 21 Settembre 2018

La Sicilia e il lavoro che c’è

In breve tempo potrebbero fare un’esperienza circa 80 mila siciliani

Parliamo del lavoro che c’è. Lo possiamo fare perché, per la prima volta dopo cinque anni, la ricchezza del Paese (Pil) è data in crescita da tutti i più qualificati osservatori; e la crescita, si sa, porta lavoro. Ma possiamo parlare del lavoro che c’è, anche per altre cinque valide ragioni.
Il Giornale di Sicilia ha dato notizia, qualche giorno fa, di una selezione da parte della società Poste, che assumerà in Italia oltre mille nuovi addetti al recapito ed allo smistamento della corrispondenza. Il Governo nazionale ha recentemente annunciato un concorso per 17 mila nuovi insegnanti. È vero che questi docenti entreranno in servizio soltanto nel 2016, ma è anche vero che nel frattempo si stanno immettendo in ruolo gli idonei del concorso indetto nel 2012. Tra il vecchio ed il nuovo concorso, si può stimare che almeno 2.000 professori in Sicilia, entro il 2016, conquisteranno l’agognata cattedra.
Sono ormai prossimi al decollo i cantieri di servizio con 50 milioni stanziati dalla Regione Siciliana.
Una sessantina di cantieri, in capo a 27 comuni e con l’impiego di circa 700 unità lavorative sono stati già avviati; quando tutti i comuni siciliani avranno approntato le relative graduatorie, circa 20 mila siciliani saranno impiegati per la sistemazione del verde pubblico, la vigilanza nelle scuole, la pulizia di strutture comuni.
E veniamo ora al programma «Garanzia Giovani» che, con una dote di 178 milioni di euro provenienti dall’Europa, apre le porte a circa 50 mila siciliani, di età compresa tra i 15 ed i 29 anni. Dal primo maggio è possibile iscriversi al programma «Garanzia Giovani», registrandosi nell’apposito sito o rivolgendosi ad un Centro per l’impiego. Oltre all’orientamento iniziale, come scriveva qualche giorno fa su questo Giornale Riccardo Vescovo, ai giovani saranno proposti misure di accompagnamento al lavoro, apprendistato, tirocini, servizio civile, sostegno all’autoimprenditorialità, mobilità professionale, bonus occupazionale o formazione a distanza. Anche se, come spiega oggi Giacinto Pipitone in questa stessa pagina, gli intoppi non mancano.
Resta congelato l’altro programma della Regione Siciliana, rivolto agli under 35, e noto come «Piano giovani», con una dote di cento milioni di euro, per promuovere la ricerca di un lavoro. Dall’assessorato alla Formazione spiegano che il primo dei bandi, quello per avviare tirocini retribuiti in azienda, è in stand-by, dopo il provvedimento approvato in Assemblea regionale, che ha congelato avvisi pubblici fino alle prossime elezioni. Forse una misura necessaria in una regione come la Sicilia; resterebbe però da chiarire perché analoga prudenza non abbia interessato anche il programma «Garanzia Giovani». Misteri siciliani.
Abbiamo voluto effettuare questa breve carrellata per argomentare che, malgrado tutto, il lavoro c’è; anche in Sicilia. Certo si potrebbe discutere a lungo se un’esperienza come quella dei cantieri di servizio abbia i caratteri del «lavoro» e non piuttosto quelli del sussidio una tantum. Parlando di professori, potremmo dissertare del gap tra l’Italia ed il resto d’Europa, dove ci sono assai meno insegnanti ma meglio pagati. Parlando di giovani avviati ad un’esperienza di studio o di lavoro sotto la regia della Regione Siciliana, potremmo fare delle facili ironie. In ogni caso qualcosa si muove ed in un breve arco temporale dovrebbero o potrebbero fare una esperienza di lavoro almeno 70-80 mila siciliani. Non sono pochi, anche se non sono posti di lavoro a tutti gli effetti; ma potrebbe essere comunque una svolta, dopo quasi sei anni di sofferenza. La speranza è che il governo, le forze politiche e gli uffici regionali e comunali sappiano agire coniugando insieme rapidità ed efficienza e perché, uscendo dal pessimismo sociale, si possa scrivere una nuova pagina di opportunità e stimoli per gli investitori.
Prevarrà la micidiale miscela di disfattismo e di apatia delle forze politiche degli ultimi mesi? In ogni caso la responsabilità sarà politica. Perché accelerare le procedure, impiegare il personale dove serve superando l’anacronistico interpello, prendere rapidamente le decisioni necessarie, promuovere chi lavora e bocciare chi lo fa male, scoprire anche in Sicilia, la capitale della carta scritta, che da qualche decennio è arrivata l’informatica, potrebbero essere tutti passaggi utili a dare il segnale che, davvero, qualche cosa si vuole cambiare.
Il ruolo che compete a questo Giornale è quello di vigilare e raccontare. È una promessa; lo faremo.

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