Lunedì, 19 Novembre 2018

Firenze, donna crocifissa, seviziata e uccisa È caccia al maniaco seriale

Sicilia, Cronaca

FIRENZE.  Nuda e in ginocchio. Morta. Le braccia aperte, legate con del nastro adesivo a una sbarra, come una crocifissione. Sui polsi i lividi di chi ha cercato disperatamente di liberarsi. L'anziano che ha trovato il cadavere è quasi svenuto. Stava facendo un giro in bici per le vie di Firenze. Quella sbarra serve a chiudere una strada secondaria, che finisce in un campo, sotto il cavalcavia dell'autostrada. Il contesto è da periferia. Su un muro, con parole non adatte a un salotto, una scritta spray avverte che in quella zona ci sono le prostitute.    A scriverla è stato qualcuno che abita in zona. I residenti si lamentano da tempo. Quello che è successo la notte scorsa non è un inedito. Nel marzo 2013 una prostituta venne legata alla stessa sbarra, violentata e rapinata. Non uccisa, però. Qualcuno sentì le sue urla e chiamò i carabinieri, salvandola. Anche stavolta una signora che abita là ha sentito dei lamenti. Però, non ha avuto il coraggio di uscire di casa per andare a vedere cosa stesse succedendo. «Abito da sola - ha spiegato - e questa zona è frequentata da prostitute e tossicodipendenti».    Su cosa sia avvenuto la notte scorsa gli investigatori della polizia hanno le idee abbastanza chiare. «Si tratta di una ragazza sbandata, che ha fatto un brutto incontro», hanno spiegato fin da subito. Non sono servite grandi indagini, è bastato analizzare il contesto. La vittima si chiama Andrea Cristina Zamfir, è romena, aveva 26 anni. Probabilmente è una prostituta, forse aveva anche problemi di droga. L'omicida è un cliente, un maniaco, probabilmente lo stesso dell'aggressione del marzo dell'anno scorso. A Firenze di casi simili ce ne sono stati diversi. Ora li sta studiando uno a uno il pm titolare delle indagini, Paolo Canessa. Di maniaci ne sa qualcosa. Fu lui a indagare sui delitti del mostro di Firenze: otto coppiette uccise fra il 1968 e il 1985.     La notte scorsa Cristina e il cliente si sono appartati. Forse lei ha detto sì a un gioco erotico. La situazione, però, si è trasformata. Lui l'ha legata in quel modo per immobilizzarla e poterla aggredire da dietro. La crocifissione, quindi, non avrebbe un significato 'esotericò, ma solo 'praticò. Poi, forse usando un bastone, l'ha seviziata. Ci sono delle ferite che lo fanno supporre. Mancano, invece, segni di violenza che ricordino uno strangolamento o delle botte.     Non è detto che l'omicida si sia accorto di aver ucciso. Forse è andato via lasciando la ragazza legata, ancora viva. Lei ha cercato di liberasi, ma è morta lentamente, per le condizioni in cui si trovava e per le conseguenze di quello che aveva subito. Questa la prima ipotesi. Sarà l'autopsia a stabilire le cause del decesso. Il cadavere era nudo: aveva solo scarpe da tennis e i calzini. I vestiti e il cellulare della ragazza sono stati trovati un chilometro più in là.    Le indagini non partono da zero. La polizia e il pm Canessa possono basarsi su quelle fatte per l'aggressione del marzo scorso. In quell'occasione la prostituta fornì ai carabinieri la descrizione del cliente che l'aveva legata, violentata e rapinata: un uomo tra i 50 e i 60 anni, di corporatura tarchiata, italiano, con pochi capelli, che si muoveva su un'utilitaria di colore chiaro. Potrebbe essere lui il maniaco.

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