Giovedì, 15 Novembre 2018

Pubblica amministrazione, Renzi: "Rivoluzione: dirigenti licenziabili e 15 mila assunzioni"

ROMA.  Una rivoluzione. Matteo Renzi promette un «cambiamento radicale» della Pubblica amministrazione con una riforma che non sarà «contro lavoratrici e lavoratori» ma discussa al loro fianco, ma senza tavoli di concertazione con i sindacati. Con l'intenzione non dar luogo a nessun esubero, di assumere 15 mila giovani entro il 2018, «licenziare i dirigenti senza incarico» e «stangare i fannulloni», il premier fissa le linee guida del provvedimento che conta di portare in «consiglio dei ministri il 13 giugno» come disegno di legge, anzicchè decreto.   
  Nel frattempo, visto che «non abbiamo paura del confronto», ha spiegato, ci sarà un periodo di consultazione di 40 giorni durante il quale si discuterà dei contenuti con dipendenti e sindacati. La riforma, ha detto al fianco del ministro della PA, Marianna Madia, con la quale ha inviato una mail a tutti i lavoratori pubblici esortandoli a proporre idee (rivoluzione governo.it), si sviluppa su 3 assi e 44 punti: «Capitale umano, innovazione e tagli alle strutture non necessarie». Una manovra, ha detto, che se non passerà rischierà di far «impantanare il Paese».   
E tra le prime necessità il premier vede «l'abrogazione dell'istituto del trattenimento in servizio» che «comporta la possibilità di far entrare 10 mila giovani nella PA». Una stima che a suo avviso però è prudente, visto che «se obblighi tutti ad andare in pensione» in realtà si può salire fino a 14-15 mila assunzioni in cinque anni.    
Nel provvedimento il premier vede poi l'introduzione della «riduzione del 50% del monte ore per i permessi sindacali», lo «sblocco del turnover in modo strategico, con entrate selettive per le amministrazione che ne necessitano», «rendere più rigoroso il sistema di incompatibilità dei magistrati amministrativi» e l'abolizione «delle fasce per la dirigenza». In particolare, ha puntualizzato il ministro Madia, saranno fissati dei tetti sulle retribuzioni ma «senza intervenire sulle fasce intermedie». E serve una «»mobilità che funzioni«, sia »volontaria, ma anche obbligatoria, garantendo dignità al lavoratore«, con riferimento alle retribuzioni e alla »non lontananza da luogo di lavoro«. La riforma della PA si concentrerà poi sulle misure del cosiddetto »Sforbicia-Italia«, che passano dall'accorpamento di Aci, Pra e Motorizzazione civile alla riduzione delle sedi della Ragioneria dello Stato (»non più una sede in ogni provincia«), mentre »le prefetture diventeranno massimo 40«. Sono previsti poi »l'accorpamento delle sovrintendenze e la gestione manageriale dei poli museali« e tagli agli sprechi con la riorganizzazione strategica della ricerca pubblica, con l'aggregazione di 20 enti che svolgono funzioni simili». Come già emerso nei giorni scorsi, infine, la riforma prevede «l'introduzione del Pin del cittadino» il codice che consente di accedere ai servizi pubblici in via digitale. «Oggi - ha detto Renzi - la pubblica amministrazione parla 13 linguaggi diversi, noi vogliamo che parli un'unica lingua e che lavori su tutto».   
Immediata la risposta a caldo dell'ex ministro della Pa, Renato Brunetta via Twitter. «Con questa riforma Renzi fa l'esatto contrario degli 80 euro: rinvia a dopo le elezioni per paura di una reazione contraria dei dipendenti pubblici e delle loro famiglie». Toni più duri da parte di Renata Polverini (Fi): «Questo è Renzi, l'uomo nuovo che rottama i diritti e riduce a comparsa senza diritto di parola il Ministro della Funzione Pubblica». Più accondiscendenti i toni usati da Raffaele Bonanni, segretario Cisl: «se le intenzioni del Governo sono serie, noi saremo della partita».

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