Martedì, 13 Novembre 2018

Caltanissetta, strumenti di bordo truccati inTir: dossier chiuso

Sicilia, Archivio

CALTANISSETTA. La procura ha chiuso l'inchiesta a carico degli amministratori dell’azienda internazionale di trasporti «Ciam». I vertici della società, suocero e genero, sono finiti nell’occhio del ciclone perché avrebbero costretto i loro autisti a truccare la strumentazione di bordo. E senza mezzi termini li avrebbero ricattati: o così o il licenziamento.

Adesso la procura ha chiuso l’inchiesta a carico dei due. Sono Angelo Calì e il genero Calogero Lombardo (assistiti dall’avvocato Rosario Di Proietto). Il primo è presidente della società di trasporti, il genero è componente il consiglio d’amministrazione. Il sostituto procuratore Santo Di Stefano ha ipotizzato a loro carico i reati di attentato alla sicurezza dei trasporti ed estorsione, entrambi aggravati, e lesioni personali.

Nel giugno di due anni fa sono stati arrestati sull’onda di un’indagine della polizia stradale che, non a caso, è stata ribattezzata «Calamita». Sì, perché i due avrebbero costretto i loro autisti a sistemare una calamita sul cronotachigrafo dei loro Tir. E il perché, come le indagini sembrano avere chiarito, è presto spiegato. Grazie a questo stratagemma, infatti, sarebbero risultate false pause di lavoro. Mentre in realtà i mezzi erano in marcia con turni di guida estenuanti per gli autisti - oltre che pericolosi per sè, anche per gli altri - grazie a quei magneti la strumentazione di bordo che segnala le ore di marcia, in particolare il cronotachigrafo, avrebbe bloccato i tracciati. Così, ma solo sulla carta, i Tir risultavano con un numero di ore di viaggio assai inferiore rispetto a quello in realtà effettuato. Così da aggirare la normativa che prevede un tetto massimo di ore di guida per i camionisti. Dettami fondamentali per la sicurezza stradale. Già, perché secondo la stessa procura e la polizia, quei ”bisonti della strada” sarebbero divenute delle bombe vaganti. Con alla guida autisti esposti a turni estenuanti. E l’inchiesta, poi, ha preso le mosse proprio dalla denuncia presentata da un dipendente della ditta che era stato licenziato per non essersi piegato alle richieste dell’azienda. Altri si sono aggiunti dopo.

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